Pagina:Chi l'ha detto.djvu/605

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[1709-1712] Tavola, cucina, vini, altre bevande 573

1709.   Bevendo in fresco, e bestemmiando Cristo.

chiusa di un celebre sonetto (XVII) nei Postuma di Lorenzo Stecchetti cioè Olindo Guerrini:

1710.   Ma fu l’ultimo il birbone.

nel melodramma giocoso Pipelè, avvero il portinaio di Parigi, musica di S. A. De-Ferrari, parole di Raffaele Berninzone (a. III, sc. 7); Pipelè torna a casa ubriaco e la moglie Maddalena gli chiede:

                    Quanti fiaschi n'hai vuotati?

e lui:

                    Non saprei.... non li ho contati
                    Ma fu l'ultimo il birbone
                    Che mi fa ballar la polka,
                    La furlana, il minuè.

Poco dicemmo del mangiare: nondimeno ecco un epigramma elogiativo di un grande poeta latino che di buona tavola e di lieto vivere s’intendeva:

1711.   Inter aves turdus, si quis me judice certet;
Inter quadrupedes mattya [ovvero gloria] prima lepus. 1

(Marziale, Epigr., lib. XIII, ep. 92).

E finalmente non potremo lasciare quest’argomento del mangiare e del bere, senza registrare un notissimo versetto biblico, celebre perchè i protestanti ne hanno fatto l’applicazione ai digiuni:

1712.   Non quod intrat in os, coinquinat hominem: sed quod procedit ex ore, hoc coinquinat hominem.2

(Evang. di S. Matteo, cap. XV, v. 11).
  1. 1711.   Se nella questione alcuno chiami me a giudice, dirò che il più prelibato fra gli uccelli è il tordo, fra i quadrupedi la lepre.
  2. 1712.   Non quello che entra per la bocca, imbratta l’uomo; ma quello che esce dalla bocca (cioè le cattive parole), questo è che rende l’uomo immondo.