Vai al contenuto

Pagina:Cicerone, Paradoxa (volg. it).djvu/33

Da Wikisource.

21

PARADOSSO VI.


Che solo il savio sia ricco.


Che tanta superba ostentazione è questa in ricordare tanta tua pecunia? Or se' tu solo ricco?55 Or che dirai tu, se tu non se' ricco? Che dirai se io ti mostro, che tu se' povero? Imperocché chi intendiamo noi

che sia ricco? o vero in chi pognamo noi questo nome di ricco? Io penso che si ponga in chi ha tanta possessione, che esso sia facilmente contento alla libertà del vivere56; il quale niente cerchi, niente più appetisca. E' bisogna che l'animo tuo e non il parlare del volgo, né le possessioni tue giudichino te ricco, e che l'animo stimi che niente gli manchi e niente più curi. S'egli è sazio di pecunia e contento, io concedo che sia ricco. Ma se per desiderio di pecunia tu stimi nessuno guadagno essere brutto, conciò sia cosa che a tale ordine in che tu se', nessuno guadagno è onesto, se ogni di tu fraudi, inganni, adomandi, pattuisci, togli, rubi; se tu spogli i collegati, imboli il comune; se tu aspetti i testamenti degli amici, et ancora sotto altrui nome te poni; or paiono a te questi segni di ricco o più tosto di povero? L'animo dell'uomo non suole essere chiamato ricco per l'arca, con tutto ch'ella sia piena. Mentreché io vedrò te vano, mai non ti stimerò ricco. Gli uomini misurano il modo delle ricchezze di quanto a ciascuno sia assai. Egli ha una figliuola? costui ha bisogno di pecunia57. Et ancora, come si dice, se a lui sono cinquanta figliuole, come