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Pagina:Cicerone, Paradoxa (volg. it).djvu/34

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furono a Danao, tante dote cercano grandi pecunie. Quanto ciascuno ha di bisogno, a quello si accomoda la misura delle ricchezze, come innanzi dicemmo. Se58 adunque egli non ha più figliuole, ma innumerabili cupidigie, in quanto brieve tempo potrebbono queste cose consumare grandissime ricchezze? Or quando chiamerò io costui ricco, quando esso medesimo conosce se essere bisognoso? Molti da te hanno udito, quando tu dicevi, che nessuno è ricco, se co' frutti suoi e*non può nutrire l'esercito romano. E per certo il popolo romano con tante rendite di già lungo tempo malagevolmente lo può nutricare. Adunque in questo proposito tu non sarai mai ricco, se prima per le tue possessioni tu non se' tanto rifatto, che con quello tu possa reggere sei legioni e grandi aiuti di fanti a pie’ e cavalieri. Già adunque tu confessi, che tu non se' ricco, al quale manca tanto che tu non riempia quello che tu disideri. Adunque tu non mai oscuramente hai portato questa tua povertà, o vero più tosto bisogno e mendicità.

Imperocché come noi intendiamo che coloro hanno di bisogno del guadagnato, i quali con onesta cercano la roba, cioè in fare mercatanzie, in dare opere, in pigliare cose publiche: così chi vede in casa tua parte degli accusati, moltitudine di giudici congregati, uomini nocenti et uomini pieni dì pecunia, condannati e placanti la corruzione del giudicio, te essentene guida: chi vede i tuoi patti del premio mescolati nelle difensioni: chi vede i patti delle pecunie nelle congregazioni degli adimandanti il consolato; chi vede la concessione de' liberti al riportarne e rubare le provincie: chi vede gli scacciamenti de' vicini e rubamenti ne’ poderi: chi vede le com-