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Pagina:Cicerone, Paradoxa (volg. it).djvu/39

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LIBRO DELLE PARADOSSE




NOTE


(1) Il testo latino ha: = quum in senatu sententiam àieeret, locot graves ex philosophia tractare abhorrentes ab hoc usu forensi et publico. = Schutz.

(2) Il latino: = et in ea est haeresi. È ottimamente volta in italiano la greca parola haeresis per elezione.

(3) Addimandito e addimandita invece di addimanda o dimanda, fu pure usato da fra Giordano e dal volgarizzatore delle Declamazioni di Seneca. Il latino: minulis interrogatiunculis, quasi punctis, (o secondo le antiche edizioni et quasi punctis), quod proposuit efficit.

(4) Il latino: Ego vero illa ipso, quae vix in gymnasiis, et in otio Stoici probant, ludens conieci in communes locos. Il volgarizzamento porge qui: = ho allocato a te quelle medesime cose: dove quello a te è e messo contro al concetto latino.

(5) Positive, δετιxα.

(6) Il latino: = Non est enim ut in arce poni possit, quasi illa Minerva Phidiae. = Ed il volgarizzatore voltò: = Imperocché ella non è tale che quasi la Minerva di Fidia ella non possa essere allocata nel tempio. Sicché ho tolta via la seconda negativa non, che verrebbe a dire il contrario.

(7) Il latino = ex eadem officina exisse appareat.


PARADOSSO I.


(1) L'antico volgarizzatore lesse qui nel libro a penna latino = pecuniae membra, invece di = pecuniae munera, secondo che hanno le moderne e più corrette edizioni delle opere di Cicerone. Nondimeno i membri della pecunia, sono le parti della pecunia, e non contraffanno molto il concetto dell'autor latino.

(2) Molto altrimenti è il latino longe aliter: il che io qui noto per aver letto nel codice vaticano molli altrimenti; manifesto errore del copista.

(3) Qui, e poco avanti, la parola abbondanza significa dovizia, copia. Il latino: = ut multa de suis rebus secum asportarent. =

(4) Il latino: quae verbis subtilius, quam satis est, disputari videntur. =