| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
| 164 | lettera |
difficoltà; e superò perfino le speranze del nostro autore, e credo ancora i di lui desiderj.
Intende egli per i più prossimi vicini, i Fiaminghi; popolo che fu sempre, e si conserva ancora, quale il dipinse Giulio Cesare[1]: Est summae genus solertiae, atque ad omnia imitanda quae a quoque traduntur, aptissimum. Dice, che se i Fiaminghi avessero clima favorevole alla seta, sono cotanto industriosi, e tanto saprebbero moltiplicarla colla loro diligenza ed ingegno nelle manifatture, che in breve abbasserebbero gl’Italiani.
Ma oggidì molto diverso è l’affare da quello ch’era a’ tempi dell’autore. Ora è tanto disteso, e renduto veramente comune l’uso della seta, che quantunque maravigliosamente moltiplicata in Europa, non è sufficiente alle manifatture Europee, alla cui
mancanza suppliscono quelle della China, di Bengala, di Persia, dell’Asia minore, di Cipro, e di tutta la Turchia Europea; consumandone di queste la sola città di Venezia forse cento mila libbre: e le manifatture di seta di questa città dominante con quelle
- ↑ Comment. lib. 7.