| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
| duodecima | 247 |
la seta. Ma voglio anco supporre, che gl’Inglesi si determinino a fare ogni sforzo, per moltiplicare le sete nella Carolina (il che non faranno mai per cento ragioni, che non mi voglio trattenere a disaminare), queste mai non recheranno verun pregiudizio alle nostre; mentre saranno della qualità di quelle di Morea e di Sicilia, a cui la Carolina è paralella, nè potranno mai servire, se non per trame.
Non avendo io vaghezza, nè talento di scrivere una storia, che mi acquisti nome per elocuzione, o per diligenza di stile; ma scrivendo perchè si presti fede alla verità, da me per lungo tempo cercata ed esaminata, riferirò piuttosto con tutta l’ingenuità, e con animo così d’imparare, come d’instruire gli altri di ciò, che apprendo, quegl’interi passi, da’ quali ho tratte le mie considerazioni; e con istile puramente narrativo, stenderò solo i punti, e le parti più sugose delle cose da me lette in questo particolare. Spero, che me ne sapranno grado i lettori in un secolo, che in questo conto può chiamarsi felice, ed in cui più che all’apparenza, alla sostanza s’indirizzano gli studj di quasi tutta l’Europa; e con questo animo sono io certo, che non farò cosa discara a qualun-