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| lettera decimasesta | 299 |
pena conosceva la seta, ritrarrà un terzo e più di quanto ritraeva a' suoi tempi tutto il Dominio Veneto?
Ma chi potrebbe senza amarezza, e senza giusto dolore osservare, che le sete perfettisime del Friuli, le quali corrono sotto il nome di Venezia e di Cartigiano, vanno vendute circa venti per cento meno di quelle di Bologna e di Torino?
Deve al parer mio essere scusato quegli che cercando l'utilità, e la riputazione della sua patria, ricerca con diligenza, e libertà innocente, i disordini che la impediscano o la pregiudicano; e ritrovato quello che può giovare, suggerisce i rimedi più efficaci.
Lecito sia dunque a me, che lungamente mi sono in tal materia occupato, di proferire con sicurezza quello che a me sembra essere la cagione di gravissimi discapiti.
Concorrenza, e maligna ambizione di voler altrui soperchiare, siccome nella vita civile, così nell'affare di cui trattiamo, impediscono molti beni, e cagionano molti mali. Imperciocchè volendo taluni (e questi fra noi vi furono sempre, ed in ogni età ) fuori di proposito gareggiare, ed acquistarsi preminenza tra compratori, si fanno, più che il negozio nol comporta, larghi e prodighi nel