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diti de’ loro affittuali e coloni. Viene inoltre tolto il pericolo che da questi non vengano trafugati i bozzoli, non ritrovandosi compratori se non in Bologna: e finalmente vien proveduto d’impiego per tutto l’anno tutto il popolo della città, coll’opera del quale i Bolognesi veggono triplicato, e forse quadruplicato il valore del loro naturale prodotto.
Conoscono bene, e chiaramente, usando tal metodo i Bolognesi, quanta sia l’entrata che di tal merce ne ricavano, perchè tutte le metadi passano alla città: quando il villano ha fatto il contratto de’ suoi bozzoli, riceve dal compratore il viglietto col quantitativo ed il prezzo; va dal padrone, gli lascia il viglietto e si parte: quelli che non hanno bisogno del danaro, mettono i viglietti in filza, ed in fine della fiera vanno a riscuoterli da’ compratori. Il procuratore di un monastero di Regolari mi disse in Bologna, che ciascun anno in fine della fiera raccoglieva dell’entrata del suo monastero cinque o seicento scudi. Cosa altresì degna di osservazione si è, che lavorando i Bolognesi in bavella, i rottami de’ fornelli, e le straccie della seta de’ loro edifici, ricavano di ciò trentamila scudi annui, che sono circa cinquantamila ducati correnti. E noi,