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Pagina:Collezione-di-opere-scelte-di-autori-Friulani (Antonio Zanon).djvu/345

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decimaottava 333

cui sorte dipende dalla maniera non sempre felice di pensare de’ loro padroni), e non già dall’essere stati venduti i beni comunali, come con altre mie proverò. Anzi spero ancor di provare, che la provincia era universalmente più povera e più incolta, di quello che al presente si trova. E tengo altresì quasi per fermo, non esser vero, che la coltivazione de’ beni comunali sia la cagione della maggior frequenza delle gragnuole, nè essere, come comunemente si pensa, calamità nuova l’escrescenza de’ fiumi e de’ torrenti.

Mi uscì dalla penna, e, credo, non fuori di proposito, che i maggiori di coloro, i quali sono antichi posseditori de’ campi, privarono i nipoti di que’ beni, che non ebbero speranza di raccogliere a’ tempi loro.

Cavo argomento, che così fosse a’ tempi antichi da que’ ragionamenti che ho udito farsi da certuni della nostra età, i quali, per lunghi anni animati da me alle piantagioni de’ mori, e convinti dell’utilità di queste, mi hanno risposto, che non intendono piantare, a pro degli altri, alberi di cosi tarda vegetazione, com’è il moro; ed essere in ciò eglino del parere de’ loro antenati.

Eppure non sono i mori tanto infingardi, quanto altri pensano. Che se poi noi sia-