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altro v’è questa differenza fra i mercanti, ch’esercitano il negozio attivo, come di seta, ed altri prodotti del paese, o che riducono in manifattura i prodotti degli altri paesi, come lana, lino, e canape; e quelli, che esercitano il negozio passivo, cioè proveggono ciò, che ci occorre di necessario, di superfluo, o di fomento al lusso, che i primi procacciano prima un grosso guadagno al paese, e ne accrescono il capitale, attraendo ogni anno quelle somme di danaro straniero, che abbiamo vedute; e che da’ secondi una gran parte di questo medesimo danaro viene mandato fuori dello stato.
Restami ora un’altra importante riflessione da fare, la quale servirà allo scioglimento d’alcune altre obbiezioni che per brevità io lascio di riferire.
Vi sono de’ negozj, ne’ quali il paese perde sempre. È sempre perdita del paese quel negozio che lo provvede di tutte le superfluità; ed è perdita quello che facciamo, vendendo grezze le nostre sete, ed i rottami di esse, con cui si fanno le bavelle, per comprar poi drappi in altri paesi lavorati. Altri negozj vi sono, ne’ quali il paese ora perde, ora guadagna: e questa vicenda succede, quando si provveggono dagli stranieri alcu-