Pagina:Colombi e sparvieri.djvu/103

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tu che vuoi riprenderti la tua parola riprenditela pure, ma sii sincero!

Contento della sua fierezza io ripartii tranquillo. Ma al mio ritorno, in luglio, appena arrivato in paese vidi Columba e Banna davanti alla loro porta, e mi parve che mentre Banna mi dimostrava un’insolita affabilità, la mia fidanzata fosse più che mai fredda.

Appena aprii la porta della mia stamberga vidi una lettera che era stata introdotta per la fessura e che pareva mi aspettasse sul limitare. Doveva esser lì da qualche tempo perchè era ingiallita e coperta di polvere. La raccolsi e l’aprii con ripugnanza. Era senza firma, scritta con calligrafia alterata.

«Tutti sanno che tu ti diverti, lontano di qui, coi peggiori compagni, ridendoti della religione e di Dio. Quando vieni qui fai come il leone, che si metteva la pelle dell’agnello; ma Dio ti castigherà. Columba fa bene a lasciarti ed a pensare ad un altro. Quello che ti resta da fare è di andartene via dal paese».

Per nascondere o frenare la mia collera mi chiusi nella mia stamberga. Chi aveva scritto la lettera? Pensai a Banna: era un modo di licenziarmi come un altro.

Solo verso sera uscii: la luna nuova tramontava sulla linea violetta dell’altipiano e dalla vallata salivano i tintinnii delle greggie e il zirlio dei grilli; le voci umane tacevano, tutto era pace e dolcezza. La via lattea apparve come una fiumana chiara attraverso un’immensa pianura fiorita, ed io appoggiato al parapetto della piazza ascoltavo le voci della sera ripensando alla storia di zio Arras ed ai progetti di pace e di amore che avevano accompagnato allora il mio viaggio.

Perchè abbandonarmi all’ira? Se Columba mi