Pagina:Colombi e sparvieri.djvu/108

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 98 —

— Dio volendolo fra nove mesi: il giorno di San Francesco uscii in campagna, il giorno di San Francesco ritornerò all’ovile; ed egli mi ha sempre accompagnato in questi trent’anni, egli è stato il mio amico e il mio fratello, e mi ha sempre aiutato perchè, ohè, intendiamoci, io gli ho chiesto sempre cose lecite; io vado tutti i mesi alla sua chiesa, eccola lì, la vedi? in mezzo al monte come un’agnella bianca, m’inginocchio davanti al recinto e domando quello che ho da domandare. Ma, ohè, intendiamoci, non gli chiedo che faccia morir di peste il mio nemico; non gli porto una moneta rubata, come fanno altri. Eppoi con lui non si scherza. Una volta un magnano girovago rubò un archibugio che un pellegrino aveva deposto con la sua bisaccia accanto al muro della chiesa. Ebbene, leprotto mio, sai che cosa accadde? E accadde che l’archibugio esplose e il ladro rimase gravemente ferito! Il male del resto viene sempre punito. Uno crede di farla franca, e va e va dritto di corsa come un puledro: ed ecco a un tratto una mano che non si vede lo ferma e una voce grida: « hai fatto questo, hai fatto quest’altro!» Chi è che grida così? Un santo, un diavolo? Va e cercalo; ma la cosa succede.

Quella notte ziu Innassiu era di buon umore: chiacchierammo a lungo, ma per quanto lo interrogassi non volle parlare del nonno.

In paese seppero tosto della mia gita, e che l’Arras aveva passato la notte con noi; tutti me ne parlarono fuorchè il nonno e Columba.

Ella era sempre taciturna: la vedevo ancora sulla veranda seduta a cucire accanto al vaso di basilico, ma adesso mi pareva che qualche cosa ci dividesse ogni giorno di più, e la vecchia casa mi sembrava una fortezza inespugnabile piena d’insidie. Mi sentivo oppresso dal caldo e come