Pagina:Colombi e sparvieri.djvu/112

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Jorgeddu torna oggi; — e ti aspettavo, ma mi sentivo di malumore. Sul tardi Banna mi disse: vogliamo andare da comare Margherita Sanna a vedere il suo bambino nuovo? Io dissi: no, ho il cuore grosso, sono di cattivo umore. Mia sorella si mise a ridere e disse: e perché? Su, il tuo Jorgeddu a quest’ora si diverte, o tu vuoi star lì a piagnucolare? Andiamo. — Io chiusi tutti gli usci, o almeno mi pare.... no... anzi sono certa di averli chiusi. Sì, ne son certa: potrei giurarlo in coscienza mia; sì, ho chiuso tutto. Al ritorno era già sera; apro e vedo la porticina del cortiletto socchiusa.... Lì per lì non ne feci caso: tu hai ragione, non ero paurosa. Chiudo tutto di nuovo, preparo la cena, vado a dormire. Ma ero agitata; non dormii tutta la notte. L’indomani, ieri mattina, tornò il nonno, che era andato all’ovile per vendere due giovenche a un negoziante di bestiame e portava a casa i denari. Andò su per rimetterli e a un tratto sentii che mi chiamava come se gli venisse un male. Corsi su spaventata e lo trovai rosso in viso, congestionato, con la bava sulle labbra.... egli sempre così calmo! Non sapevo cosa fosse. Egli mi domandò se avevo toccato io i denari. Anima mia, credevo di morire! Frugammo in tutta la casa: nulla, nulla, anima mia; il denaro era sparito. Eppure non c’era niente in disordine; solo io ricordavo la porta trovata aperta.... E adesso....

S’interruppe; ansava asciugandosi gli occhi con la manica della camicia. Pareva invecchiata come dopo una lunga malattia.

Io non sapevo che dire e provavo un capogiro come se qualcuno mi avesse percosso alla nuca: un terribile pensiero mi passava e ripassava nella mente ottenebrata.

— E adesso? — gridai.