Pagina:Colombi e sparvieri.djvu/116

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vetto che trovava motivo di riso nella mia stessa disgrazia e ricostruiva il fatto senza meravigliarsene:

— Voi siete tornato di nascosto, siete entrato dalla parte del cortile e avete fatto il colpo. Voi sapevate dov’erano i soldi: ah, siete stato furbo, voi!

Tutti sapevano il fatto; nessuno lo aveva sentito raccontare dal vecchio o dalle sue figliuole, ma tutti lo sapevano. Molti eran certi che io avevo preso i denari d’intesa con Columba per fuggire poi assieme con lei: il nonno aveva sventato a tempo il nostro piano e impedito la fuga ma non riavuto i quattrini.

Io aspettavo Columba, ma e'la non veniva; in vece sua venne il marito di Banna e mi disse che tutto si riduceva ad un pettegolezzo; che era la mia matrigna a diffamarmi, e infine che io esageravo e cercavo tutti i mezzi per abbandonare Columba.

Io gli dissi:

— Venga lei qui e c’intenderemo.

Ma essa non venne.

Intanto osservavo una cosa: nei primi giorni tutti venivano a cercarmi, a commentare il fatto e a consigliarmi di querelare il vecchio o di rappacificarmi con lui; poi le visite diradarono, nessuno più si ricordò di me. Ma un giorno uscii: passando davanti alla fontana vidi le donne guardarmi con curiosità e mormorare, e in piazza mi parve che gli sfaccendati e i pregiudicati mi salutassero ammiccandomi come ad un nuovo compagno.

Era certo una mia suggestione, ed io mi sforzavo a crederla tale; ma la mia fantasia lavorava spaventosamente e il dolore mi divorava. La cosa più triste era che mi sembrava d’aver preveduto tutto questo e di non averlo saputo evitare.