Pagina:Colombi e sparvieri.djvu/120

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continuo capogiro, un senso di nausea, e trascinandomi attorno mi pareva che i miei piedi scivolassero senza mai potersi alzare dal suolo. Una sera caddi svenuto sulla panchina di un viale e da quel momento non mi sollevai più.

All’ospedale fui preso dalla nostalgia della mia stamberga, dal bisogno di ritornare a morir qui.

Eccomi dunque. Nel silenzio funebre della mia tomba di vivente mi par talvolta di sentire il palpito di un cuore tormentato dal rimorso.

Quale? Il cuore del vecchio o quello di Columba? Entrambi sanno di avermi calunniato ed ora che nulla hanno a temere da me si placheranno. Columba si sposerà e il vecchio, raggiunto il suo scopo, non vorrà mentire oltre.

La verità! Io sono malato perchè la verità è scomparsa dalla mia vita; ma la certezza di ritrovarla mi sorregge ancora. Talvolta, nei giorni invernali, quando la nebbia ci avvolge come un velo funebre, abbiamo l’impressione che tutto sia finito: il sole è morto, la luce spenta, e noi camminiamo per il mondo come attraverso un cimitero. Ma ad un tratto il sole squarcia le nuvole, le cose tornano a sorridere e noi risorgiamo come Lazzaro dal sepolcro. Per un attimo o per anni o per secoli così la verità può venire offuscata dal velo della menzogna; ma all’improvviso ritorna a splendere, luminosa ed eterna, e basta un suo raggio per dissipare le tenebre e dar vita ai morti.»