Pagina:Colombi e sparvieri.djvu/127

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corto, aspettando con ansia la storiella promessa dalla donna, sicura che si trattava di Jorgj, — è passata di qui col prete e col fratello.

— Ah, l’hai veduta? Sono forse andati là.... dal malato?

Columba accennò di no.

— Ebbene, ascoltami. Tu sai che il Commissario e sua sorella stanno da Giuseppa Fiore. Questa qui ha già raccontato alla ragazza, che si chiama Mariana, tutti i fatti del paese, e le ha detto che io e Simona cucivamo i tuoi vestiti da sposa. Ora la ragazza pare che voglia farsi fare un costume, per il carnevale, perchè denari da sprecare ne ha.... eppoi suo fratello, che si chiama anche lui Mariano ed è cavaliere, lui, dicevo, bei soldi dal Comune nostro se ne prende.... Basta, dicevo, la persona che venne ieri da mia figlia era giusto questa donna Mariana. Volle vedere il costume, domandò quanto si può spendere per farne uno, e come sono eseguiti i ricami, le cuciture, i soprapunti. Poi domandò a Simona che male è il suo e cominciò a dire: «Queste malattie si curano facilmente, adesso: bisogna andare a Roma!» A Roma, colomba mia! Come se noi avessimo la pecunia che ha lei. Basta, non parliamone. Poi cominciarono a parlare di malattie, perchè sai che i malati parlano sempre degli altri malati, e Simona, che è un’anima santa, disse: «Io sono disgraziata, ma altri son peggio di me». E così di parola in parola vennero a parlare anche di Jorgj Nieddu: allora la ragazza straniera disse: «Anche questa è una malattia che si cura: bisogna andare a Roma!» E va in pace, tu con Roma, dico io! Simona mia figlia cominciò allora adire: «Impossibile, impossibile! E la ragazza straniera allora disse: «La malattia di quel meschino è una malattia di nervi e null’altro. So tutta la