Pagina:Colombi e sparvieri.djvu/19

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riamo che le tue pene cessino presto, anima mia bella! Ieri soltanto ho saputo del tuo ritorno: sarei corsa subito, ma stavo poco bene anch’io.

— Eppoi pioveva!

— Questo non mi avrebbe trattenuto, figlio caro. Ma ho avuto anche altri impicci: sto accomodando la casa perchè devo alloggiare il Commissario regio. Tu sai che hanno sciolto il Consiglio comunale, perchè c’era chi mangiava a due palmenti, figliuolo mio, e siccome anche gli altri volevano mangiare ne nasceva questo: che tutti si azzuffavano come i cani davanti all’osso....

Ella parlava rapidamente come cercando di stordirlo con le sue notizie; ma egli non si placava, e se il suo viso ridiventava pallido gli occhi continuavano ad esprimere un’ira interna, un senso di diffidenza angosciosa.

— Adesso, come ti dico, arriva il Commissario: dicono sia un cavaliere, un uomo come si deve, che metterà a posto tutti; e chissà che non faccia qualche atto di giustizia! Tu forse mi capisci, Jorgeddu mio, tu capisci di. chi voglio parlare....

— Io sto davanti a Dio, zia Giusé ! Egli solo può rendermi giustizia!

— Non parlare così! Sei giovane e guarirai presto. Che malattia è la tua?

— Non lo so neppure io. Ho le gambe paralizzate, e alle mani sento sempre un formicolìo e se tento di sollevare la testa una vertigine terribile mi assale.... Non lo so.... non lo so.... — egli proseguì con voce tremula, morsicandosi le labbra per frenare il pianto. — Sono come lo stelo del frumento, che la tempesta ha spezzato.... La spiga è matura... e giace al suolo.... e nessuno la raccoglierà....

— Ma i medici, cosa dicono? Quello di qui è