Pagina:Colombi e sparvieri.djvu/210

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Jorgj guardandola con diffidenza. — E questa donna che le ha parlato di me?

— Un po’ lei, un po’ gli altri. Ma io sapevo già la sua storia; me la raccontò il vetturale, mentre venivo in diligenza quassù. Io venivo per visitare il paese, poichè mio fratello me ne aveva decantato i paesaggi e i costumi; appena arrivai dissi che volevo venire da lei, signor Giorgio, ma me ne dissuasero. Non riceve nessuno, dicevano, diffida di tutti e si è chiuso nella sua casa come in un carcere; non vada a trovarlo se non vuole recargli dolore. Io stetti a lungo indecisa; finalmente, d’accordo col vetturale, mandai il primo pacco; il resto ella lo sa. No, nessuno mi ha parlato male di lei, solo, tutti, dal prete a mio fratello, che non venne ancora da lei per non destar attriti e chiacchiere in questa popolazione cosi facile agli appigli, tutti, dicevo, hanno paura di lei! — Sì, come d’un cane arrabbiato!

— Si sbaglia! Senta, io studio questo sentimento strano che i suoi compaesani nutrono verso di lei. Sa cosa è? È vergogna. Essi hanno soggezione di lei perchè sanno che lei è stato calunniato, ed essi.... essi non han saputo difenderlo! Lei è, me lo lasci dire, lo spettro del villaggio; parlando di lei tutti diventano inquieti e pensierosi. Hanno vergogna di presentarsi qui, ma già sentono il peso di questa loro viltà; e verrà un giorno, creda a me, che tutti insorgeranno per difenderla, per vendicarla, a meno che....

— A meno che?

— Che i suoi nemici non riconoscano prima il loro orrore!

— Fantasie, signorina! — disse Jorgj con tristezza. — È lei che è buona e s’immagina quindi che lo sieno anche gli altri, lo devo tutto a lei; se lei non veniva nessuno si ricordava di me....