Pagina:Colombi e sparvieri.djvu/212

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ho scritto qualche tempo fa: credevo di dover morire abbandonato da tutti, e scrissi così, come il naufrago che caccia i suoi ricordi entro una bottiglia e la butta in mare.... Vedrà; ho scritto verità dolorose.... Del resto non importa; perdono a tutti, non odio nessuno.... Sì, — aggiunse pensieroso, — appunto come il Maestro posso ripetere: essi non sanno quel che si fanno!

Arrossì e ricordò il suo primo incontro col vecchio Arras, la sera del venerdì santo. Come era felice allora! Ma anche adesso provava una gioia simile a quella che l’aveva accompagnato su per i sentieri della valle: se il suo povero corpo era immobile, l’anima viaggiava attraverso uno spazio pieno di luce e di armonia. La vita, personificata in Mariana, gli stava accanto e lo accarezzava: come non perdonare ai nemici e non credere che l’unica verità dell’universo è l’amore?

— Come fa a scrivere? — ella domandò per distrarlo, sembrando e di averlo stancato.

E parlarono di piccole cose, del paese e dei paesani, del servetto e del vetturale; Jorgj si fece coraggio e le raccontò di averla già veduta una volta, a Nuoro, come in sogno.

— Avevo già tanti dispiaceri e.... bevevo, quella sera! A un tratto vidi lei con un’altra signora.

Che sguardo mi diede! Terribile....

— Io non ricordo, — ella disse ingenuamente.

— C’era tanta folla: eppoi tutti guardavano lei.... Era la più elegante; aveva un vestito color d’argento e un velo scintillante.... Chi avrebbe detto che l’avrei riveduta qui?

Poi come pauroso di rivelarle tutta la passione romantica che l’apparizione di lei gli aveva destato si affrettò a domandarle:

— Qui le piace, dica? Ha veduto che panorama, dalla terrazza del Municipio? C’è un po-