Pagina:Colombi e sparvieri.djvu/219

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ne sempre pronta la casa per riceverli. Qualche volta le scriverò, dal mio paese, signor Giorgio! Ma anche da Roma le scriverò; non dubiti. Intorno alla mia casa, laggiù al mio paese, abbiamo un orto immenso, ed io mi diverto a coltivare il giardino. Tre anni or sono ho piantato un melograno che dà già frutto. Lei sa come bisogna potare lo piante? bisogna lasciar appena le ultime fronde. Avevo una pianta di oleandro selvatico, che a forza di cure ho fatto diventar doppio; fiori che sembrano rose. Accanto alla nostra casa abita un vecchio, un tipo curiosissimo, uno stregone, che invidiava il mio oleandro e cercava di farmelo disseccare a forza di scongiuri; e come io ridevo, egli una notte penetrò nel mio orto, sradicò il mio oleandro e me ne piantò uno selvatico! Ma io mandai subito un servo nel poderetto dello stregone. Il servo trovò il mio oleandro trapiantato in un angolo ombroso e tutto recinto da siepi! La vita passa così, al paese! Quando non coltivo il giardino, leggo i giornali e le riviste che mi mandano i miei fratelli: o vado a far visite o aiuto mia madre a lavorare. Questo carnevale scorso mi mascherai con una delle nostre serve, che aveva per bauta una pelle di lepre: ma un bel momento tutti i monelli ci furono appresso e un paesano cominciò a molestarci; allora la serva si strappò dal viso la pelle di lepre e gliela cacciò in bocca e tutto il pelo gli andò in gola, di modo che si dovette chiamare il medico perchè al malcapitato veniva un accidente. Ma lei dirà: che cosa mi racconta questa pazzarella?

Jorgj ascoltava come cullato da una musica lontana; gli pareva di essere tornato bambino, prima dell’epoca funesta della matrigna, quando ancora sua nonna gli raccontava le puerili storielle della, sua fanciullezza.

Deledda, Colombi e sparvieri. 14