Pagina:Colombi e sparvieri.djvu/221

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ed io credetti che lo facesse per sdegno o per posa: ma poi ritornò altre volte, e ci trovammo anche soli, ma occorrevano sforzi inauditi per trargli qualche parola di bocca. Tutt’al più sorrideva e quando era commosso tremava. Morto anche lui.

— Tutti morti, signorina?

— Peggio che morti, dimenticati! — disse Mariana, e s’accostò la borsetta alla bocca per nascondere uno sbadiglio.

Era stanca, oramai, e desiderava che arrivasse qualcuno per potersene andare. Il sole tramontò ed ella era ancora lì, combattuta dal desiderio di andarsene e dalla pietà, dalla certezza che la sua presenza recava un conforto ineffabile al malato.

«Egli forse morrà fra qualche giorno. — pensava, — mentre io vivrò a lungo, forse quaranta, forse cinquant’anni ancora....»

Perchè non sacrificargli qualche ora di questo mezzo secolo di vita?

Tuttavia provò un senso di sollievo quando s’udì nel cortile un passo pesante e il rumore d’un bastone battuto qua e là sui muri e sui ciottoli. Il dottore entrò, sbuffante, già in costume estivo (per lui non esisteva la mezza stagione): larghi calzoni bianchi, giacca di alpaga nera svolazzante, cappellino di paglia con nastro tricolore. Sembrava quasi giovane e i suoi occhi erano d’un azzurro primaverile.

— Benone, — disse avanzandosi senza guardare Mariana che s’era alzata per cedergli il posto.

Ma all’improvviso, mentre tastava il polso di Jorgj, si volse e gridò additando lo sgabello: — Perbacco, si rimetta a sedere, signorina! Ma cosa fa lì in piedi?

— Grazie; tanto devo andarmene....