Pagina:Colombi e sparvieri.djvu/225

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PARTE TERZA.


I.


Una notte Columba, agitata dall’insonnia, s’alzò e scese in cucina.

Il nonno aveva già ribattuto i piuoli sul muro del portico come prima delle nozze di Banna, ed ella aveva finito di spezzare le mandorle e di pulire il grano per i dolci e il pane dello sposalizio. Ancora una settimana e sarebbe sposa; le sembrava già di veder le bisacce appese qua e là nella cucina e nel portico, le pecore squartate, le galline appese a testa in giù col sangue che sgocciolava dai becchi aperti e faceva una piccola buca rossa nella polvere del cortile; tuttavia le pareva che ancora lungo tempo dovesse passare prima di Pentecoste. A Pentecoste doveva far quasi caldo, mentre adesso il vento e il freddo regnavano ancora sul paese e sui monti.

Dopo il bel tempo di Pasqua la pioggia tanto invocata era giunta in abbondanza, seguita anche dalla neve; nuvole grigie e rosse salivano continuamente dal mare e anche quando il sole splendeva sopra la valle, Monte Bardia e Monte Albo, Monte Acuto e Monte Gonare, da un capo