Pagina:Colombi e sparvieri.djvu/253

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il ritratto di lei, su un cartoncino oblungo; i capelli sfumavano su uno sfondo tenebroso, ma avevano qua e là qualche riflesso bianco: una collana sarda di argento brunito, fatta di rosette, di simboli, col pesce, la colomba, la spada, l’uomo a cavallo, le circondava il collo nudo. Le labbra sorridevano benevole e infantili mentre lo sguardo era triste e quasi minaccioso.

Il prete si curvò a guardare.

— E proprio lei; il diavolo vestito da angioletto!

Quasi offeso Jorgj mise l’immagine diletta nel cavo delle sue mani giunte, come in una nicchia, e stette a guardarsela, tutta per sè, finchè prete Defraja non si decise ad andarsene. Rimasto solo con Mariana sollevò gli occhi e disse: — Grazie. Adesso, anche se lei partirà io sarò più tranquillo.... — indi aggiunse sottovoce: — —sa, stanotte è venuta Columba....

Credeva che Mariana si meravigliasse e s’ingelosisse; ella invece sedette accanto al letto tranquilla pregandolo di raccontarle tutto.

— Lo sapevo, — disse quando egli ebbe raccontato. — Doveva succeder così. E adesso che fare? Come mandar via l’altro sposo?

— Ma perchè mandarlo via? — disse Jorgj irritandosi. — Io non amo più Columba; credevo di odiarla, ma mi sono accorto che neppure la odio; solo mi desta pietà.

Ad onta di queste proteste, Mariana restava pensierosa. Ma ad un tratto si scosse e parve riprender la sua solita gajezza per annunziargli che suo fratello il Commissario, pregatone anche da prete Defraja, s’era finalmente deciso a fargli visita. Mentre Jorgj si rallegrava per questa notizia ella riprese a filosofare.

— Chissà! — disse appoggiando la guancia al