Pagina:Colombi e sparvieri.djvu/281

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tinuava a cercare un marito per Margherita, nè la supposta infelicità di Columba.

Eppure un giorno egli si sorprese a pensare a lei. Dai burroni della valle saliva il grido dei falchi in amore, e quello strido lamentoso che pareva il gemito d’un desiderio inappagato gli ricordava il suo doloroso idillio. Rivedeva Columba sulla veranda, con l’agnellino ai piedi, accanto il vaso di basilico, e il pensiero che ella oramai apparteneva ad un altro uomo gli dava un senso, se non di gelosia, di tristezza e di rimpianto.

Egli non avrebbe più le gioie complete dell’amore, egli si consumerebbe inutilmente, come il cero davanti alle immagini immobili nelle loro nicchie dorate; anche Mariana un giorno apparterrebbe ad un altro uomo.... Ah, era questo il pensiero che lo tormentava; non di Columba fra le braccia del ricco pastore, ma di Mariana fra quelle di un ignoto. Era questo pensiero che gli faceva echeggiare entro il cuore gridi melanconici e selvaggi come quelli dei falchi in cerca delle loro compagne....

L’immagine di Mariana sostituì quella di Columba: ella tornò a sedersi sullo sgabello, davanti al letto di lui, con un mazzolino di rose in mano e il bel viso più bianco del solito velato da un’ombra che non era quella del gran cappello nero.

Le parole ch’ella gli aveva detto prima di partire risuonavano ancora nel silenzio della stamberga, riempivano il cuore di lui di echi e di vibrazioni.

— Addio, Giorgio: io ritornerò presto. Sono contenta che tutti le rendano giustizia; che si sia scoperto il vero colpevole. Io non ho mai, neppure per un istante, dubitato di lei, Giorgio, e tanto meno che la sua innocenza non trionfas-