Pagina:Colombi e sparvieri.djvu/282

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se presto. Ma se per un caso impossibile io venissi a sapere che il colpevole è lei, io non la dimenticherei egualmente. Oramai noi siamo amici, e l’amicizia non conosce nè innocenti nè colpevoli; è una parentela che nulla può sciogliere.

Ed ella se n’era andata; era sparito il suo vestito bianco, il suo cappello nero, la sua borsa scintillante; ma il suo sguardo e la sua voce restavano lì, sempre, attorno a lui, e spesso alla notte egli si svegliava con l’impressione di vederla da un momento all’altro riapparire e l’aspettava come aveva aspettato Columba.

Le sue sorti s’eran completamente rialzate dopo la visita del Commissario.

Le persone più cospicue del paese mandavano a domandar sue notizie; il prete lo visitava tutti i giorni, gli leggeva il giornale, ed assieme commentavano le notizie del mondo lontano.

Un giorno — era la vigilia di San Giovanni — gli lesse un fatto straordinario accaduto in una piccola città dell’Umbria. Una donna, madre di un unico figlio adorato, se lo era veduto morire all’improvviso, e il suo dolore era stato tale da abbatterla anche fisicamente. Una paralisi nervosa l’aveva tenuta immobile per tre anni; ma una notte ella sognò il diletto figlio, ancora vivo e sano, che le porgeva la mano dicendole: madre, sorgi e cammina! Ella si alzò e guidata da lui uscì nel giardinetto, sedette con lui sulla panchina sotto il pero, al posto ove soleva vigilare i giuochi di lui bambino: assieme guardarono le stelle, ov’egli diceva che emigrano i nostri spiriti, assieme pregarono. Svegliandosi, la donna provò ad alzarsi e le riuscì.

Era guarita.

Jorgj ascoltava e invano cercava di frenare un tremito.