Pagina:Colombi e sparvieri.djvu/33

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cano di smascherarli? perchè lei, scusi, non va da loro, invece di venir da me?

— Che ne sapete voi se io ci vado o no? — gridò il prete dandogli del voi, mentre due macchie rosse gli colorivano le guance.

— Ah, è vero, lei può dirmi: e non sono qui da te?... Secondo molti io sono un malfattore: io avrei calpestato le leggi divine ed umane per il mio egoismo. E lei viene qui per convertirmi, per indurmi alla confessione e alla penitenza....

— Nessuno di noi può dire: sono senza peccato! Dire il contrario è già un peccato di superbia, di ribellione a Dio. E uno come voi, ammettiamo pure calunniato, perseguitato, che non riconosce la mano di Dio (Egli solo sa i suoi fini!) e si ribella, e grida contro quel Divino volere che ha guidato e fatto soffrire lo stesso Cristo, ebbene, dico, uno che opera così fa più male col suo cattivo esempio che se avesse davvero commesso il male di cui lo accusano!

— Grazie! Non c’è male, allora! Io dunque avrei fatto meglio a rubare che a dirle, adesso: voglio morire in pace; non voglio veder più nessuno degli uomini che mi hanno tormentato!

— Io non vi ho tormentato.... — mormorò il prete, conciliante, quasi commosso.

— Lei fa peggio degli altri! Almeno essi, sapendomi vinto, non si curano più di me: lei invece viene a tormentarmi ancora.... Ah, prete Defraja, lei tormenta un morto!...

— Ma io non vi tormento, figlio caro; abbiate pazienza. Se volete me ne vado subito, vi lascio in pace, ma non dite quello che non è.

— Come, non è? Lei viene a parlarmi di vita futura, di compensi, di prestiti ad usura.... lei viene insomma a dirmi: bada che stai per morire, confessati, dà ai tuoi nemici la soddisfazione