Pagina:Colombi e sparvieri.djvu/43

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lo grande, non ho avuto l’onore di vederlo ancora da queste parti....

— Fausto era più vecchio di lei!

— Vuoi dire che non devo ancora disperare? Ah, ah, aggiungi che la mia serva si chiama Margherita! È bruna, però, e sporca; riguardo al resto farebbe quello che ha fatto Margherita, ma senza impazzirne.

Ed ecco che all’improvviso egli cominciò a cantare in falsetto la nenia di Margherita, imitando così comicamente la voce d’una donna che il servetto scoppiò a ridere.

Il dottore si volse minacciandolo col bastone, ma il ragazzo fattosi coraggio disse:

— Quasi quasi canta meglio quella lassù, sul pagliaio.

— Chi, scarafaggio?

— Uno spirito.... — disse Giorgio.

— No, no, signor dottore; è la sua matrigna, che tutte le sere viene su nel pagliaio, ancora di sua proprietà, e canta una nenia funebre, per far dispetto al mio padrone.

Allora il viso del dottore diventò pavonazzo.

— E poi dite che non è un covo di diavoli, questo? Adesso ci mancava anche la sua nenia! E tutti così, tutti, dal primo all’ultimo! E quando io dicevo ad alta voce, su nella piazza, nei primi anni di soggiorno in questo paese infernale, che siete davvero un popolo degno del diavolo, ebbene, le donne si facevano il segno della croce, passandomi davanti, e passandomi dietro facevano le fiche, e gli uomini piuttosto che ricorrere a me, quando tornavano con la polmonite dalle loro scorribande misteriose, chiamavano Martina Appeddu coi suoi unguenti e crepavano allegramente....

— E perchè c’è rimasto, allora?

— E tu perchè ci sei tornato?

Deledda, Colombi e sparvieri. 3