Pagina:Colombi e sparvieri.djvu/44

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— Io ci sono nato.... La polvere del nostro corpo tende a ritornare al mucchio donde è venuta.

Il dottore lo fissò in viso e per un momento tacque: il suo sguardo sera fatto serio, quasi triste.

— Tu dici una sacrosanta verità, Jorgeddu! Spesso la filosofia anche la più rudimentale dà la mano alla scienza. Che cosa è, in fondo, la nostra malinconia, la nostra incessante inquietudine? Noi tendiamo a ritornare alla terra donde siamo venuti. Recenti esperimenti dimostrano che l’uomo è, sulla terra, uno spostato: le sue malattie, la sua morte precoce, la sua incontentabilità provengono dal suo organismo imperfetto, o meglio da certi organi che egli ha ereditato dai suoi padri animali, indispensabili a loro, nocivi all’uomo. La nostra esistenza è intossicata da questi organi. Noi siamo animali degenerati, e la nostra vita non è naturale, come non è naturale la vita dell’uccello in gabbia, del serpente nei giardini zoologici. Noi tendiamo verso quello che una volta era il nostro stato naturale, la vita in mezzo alla natura, i contatti istintivi coi nostri simili, l’appagamento completo dei nostri sensi. Tutto ciò che si oppone alla vita animale, che è la nostra vera vita, è fonte della nostra infelicità. Allora, dato questo spostamento, visti inutili i nostri sforzi, l’unico conforto che ci resta è il pensiero della morte, il ritorno alla materia primitiva, la riunione completa con la madre terra. E va benone, — concluse alzandosi, — e oggi cosa abbiamo mangiato? Carne, s’intende! Forse bevuto anche vino, forse anche liquori....

— No, no! — protestò il servetto, mentre Giorgio abbassava le palpebre come un bimbo colpevole.