Pagina:Colombi e sparvieri.djvu/49

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— Tanta gente è venuta.... — disse il malato sottovoce, come confidandogli un segreto. — Tutti mandavano l’elemosina.... e passavano di qui come in una strada, dove c’è uno che è caduto.... È tornata zia Giuseppa Fiore e mi ha tormentato.... Ecco perchè ho fatto chiudere; non voglio nulla, non voglio veder più nessuno.... tranne che lei, dottore....

— Ma, disgraziato, se vogliono venirti a scovare possono passare anche di qui....

— La strada è difficile, di qui: guardi, neppure lei la conosce; bisogna scendere il sentiero dietro la chiesa, risalire la china.... Guardi, guardi....

Il dottoro, che torceva le grosse labbra da ruminante, non si volse neppure: a un tratto scoppiò a ridere.

— E tu credi che Giuseppa Fiore non possa scendere e risalire il sentiero? Chi può fermare quella giumenta? E gli altri anche?

— Be’, ma non verranno tutti i momenti.... Ho bisogno di star tranquillo, lei lo sa.... lei lo sa... Lo dica a tutti; e non mi mandi più nulla, più nulla.... Quando son solo e quella porta è chiusa mi figuro di essere lontano da tutti.... solo come un eremita....

Il dottore profittò di questa confessione per ripetere le sue teorie favorite:

— Io non ti do torto: ancora una volta il tuo istinto dimostra che l’uomo ha bisogno di vivere in modo naturale, anche se è malato, anzi specialmente se è malato. Le bestie malate si nascondono e lasciano che il fenomeno si risolva spontaneo, senz’altro aiuto che quello della natura. E per lo più, appunto, la morte negli animali avviene per cause naturali, per vecchiaia, ecc. Oh, quando l’animale non è perseguitato, deformato, ucciso dall’uomo, intendia-