Pagina:Colombi e sparvieri.djvu/92

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La prima a tacere fu Colomba: a poco a poco anche le altre tacquero; alcune si alzarono e la nera ghirlanda fu scomposta.

Solo la mia matrigna continuò ad urlare; e nel suo grido echeggiava non più il dolore per il morto ma l’odio per il vivo.



Zio Remundu mi mandò a chiamare. Sedeva accanto al focolare, in mezzo ad una nuvola di fumo, col suo bastone lucente come una colonna, e non era più nè calmo nè ironico. Sembrava un Dio corrucciato: i suoi occhi verdognoli scintillavano feroci. Banna sedeva sulla pietra del focolare, accovacciata implacabile come l’angelo che accusa i peccati umani alla giustizia divina.

— E dunque, Jorgj Nieddu, perchè hai fatto così?

— Che ho fatto, zio Remù?

— E anche me lo domandi? Hai cacciato via dal tuo focolare le donne che piangevano tuo padre. Puoi vivere così solo tu, come il cinghiale nel salto, per cacciar via così i tuoi simili?

Cercai di scusarmi facendogli capire la mia avversione per certi usi barbari; era come battere la mano contro un macigno con la speranza di romperlo. Egli ridiventò ironico.

— Ah, tu vuoi metter le calze a tutti? Lascia, lascia correr l’acqua per la sua china, e se non vuoi vivere in mezzo a noi vattene nelle città: là troverai gente come te.

— Zio Remù! Ma le donne che ho cacciato via erano prezzolate, ricevevano un tanto per ogni loro strido.