Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/116

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   72 i n f e r n o   ii. [v. 94-114]

di beatitudine. Seguita poi la risposta secondo il dubbio, secondo l’allegoria; e però si dee considerare che non sanza cagione l’autore soggiunse questo: imperò che al dubbio, secondo la prima intenzione era satisfatto assai sufficientemente.

C. II. v. 94-114. In questi sette ternari lo nostro autore pone la soluzione del secondo dubbio che si muove secondo l’allegoria; cioè se Dante era implicito nelli vizi, e peccati com’elli à detto di sopra di sè, come venne la Teologia accompagnata con la grazia cooperante e consumante sanza altro mezzo in lui, che è significata per Beatrice come è detto di sopra? A che risponde che non fu sanza mezzo: imperò che questo non potrebbe essere; ma precedettono due grazie inanzi; cioè la grazia preveniente e la grazia illuminante, et intorno a questo doviamo sapere che alla salute d’ogni peccatore si richieggono tre grazie; prima una grazia che viene sanza alcuno merito dell’uomo, e fa all’uomo riconoscere lo suo peccato et aver volontà d’uscirne. E perchè Idio la dona di sua bontade e liberalità a chi elli vuole, però si chiama grazia preveniente; cioè che viene innanzi al merito dell’uomo, e perchè questa non basta: imperò che non basta aver voglia d’uscire del peccato se non se n’esce, et entrasi nella virtù; et è poi conceduta l’altra che si chiama grazia illuminante la quale insegna et illumina l’uomo ad uscire del peccato, et entrare nelle virtù con la penitenzia. E perchè questa illumina, però la chiama Lucia, cioè luce che illumina, e perchè queste due non bastano: imperò che molti ànno già avuto voglia di uscire del peccato et entrare nelle virtù, et ànno avuto il sapere et ancora non ne sono usciti, e però è necessaria la terza, la quale si chiama grazia cooperante: imperò che adopera insieme con l’uomo a farlo uscire del peccato con la confessione e con la contrizione e satisfazione, et entrare nelle virtù e crescere in esse de1 grado in grado. E perchè in tutti e in più questa dura a chi la vuole infino al fine, e mena a salute, però si chiama grazia consumante, e il nostro autore la chiama Beatrice, perchè fa l’uomo beato. Ma in cui ella non durasse si chiamerebbe pur grazia cooperante: imperò che consumante grazia non è, se non ne’ perfetti che sono nella perfezione di virtù. E questo vuole lo nostro autore che sia con la santa Teologia: imperò che venutali la grazia preveniente e la illuminante, li venne2 la cooperante con la santa Teologia, alla quale elli si dè3, abbandonando le cose mondane e li studi mondani.

  1. Gli antichi nostri usavano talvolta il segno del secondo caso alla maniera della preposizione latina, onde leggesi de per di, ed il medesimo de si è conservato nell’incorporare degli articoli. Così del, della, ec.  E.
  2. C. M.  viene.
  3. per diè o diede terza persona singolare del passato del verbo dere, ora non si vorrebbe adoperare, quantunque l’uso mantenga in pregio le altre sorelle dessi, desseroE.