Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/165

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
   [v. 43-66] c o m m e n t o 121

speranza in questa vita, sia ancora sanza essa tormentato dal desiderio nell’altra. Ogni infedele in questa vita è sanza speranza: imperò che la fede genera speranza; e però chi non à la vera fede non à la vera speranza; e questo ancora si verifica per l’infedeli del mondo, che vivono in continuo desiderio di beatitudine e non ne possono avere vera speranza, perchè non ànno vera fede.

C. IV - v. 43-50. In questi due ternari e due versi l’autore domanda Virgilio d’uno dubbio, non che ne dubitasse; ma per darne più fermezza, e fa due cose: però che prima mostra d’avere compassione a quella gente, et assegna la cagione; nella seconda muove il detto dubbio, quivi: Dimmi, Maestro ec. Dice prima: Gran duol mi prese al cor; cioè grande dolore ebbi io Dante al cuore, quando lo intesi; cioè Virgilio. Ora assegna la cagione: Perocchè genti di molto valore; e d’animo e di corpo, Conobbi, che in quel limbo eran sospesi. Ecco che qui nomina lo primo cerchio limbo, come lo nomina la santa scrittura, e dice sospesi; cioè remoti da grazia e da tormento di martìri: però che quivi non è, se non dolore di desiderio. Dimmi, Maestro mio, dimmi, Signore, Cominciai io. Ecco che Dante domanda qui certezza di quello che tiene la nostra fede, e però dice: per voler esser certo Di quella Fede, che vince ogni errore; cioè della fede cristiana. Uscicci mai alcuno o per suo merto, O per altrui; merito s’intende di questo luogo che si chiama limbo, che poi fosse beato; cioè che poi avesse vita eterna? E questo dice, per mostrare che non intenda per altro modo l’uscire, che per avere beatitudine: però che per tornarvi sapeva che n’era uscito Virgilio: e questo non era dubbio secondo la fizione, nè quel di prima era dubbio, secondo la nostra fede; ma fa questa domanda per mostrare che n’avesse perfetta fede, e per confermare li uomini grossi che non s’avveggono che l’autore parla fittivamente come poeta; e qui non è altra esposizione.

C. IV. - v. 51-66. In questi cinque ternari et uno verso l’autore fa due cose: però che prima pone la risposta di Virgilio alla sua dimanda; nella seconda continua il suo processo, quivi: Non lasciavan. Dice adunque prima: E quei; cioè Virgilio, che intese il mio parlar coverto; cioè che intese bene quello per ch’io lo dicea, ben ch’io non lo dichiarassi nella domanda, Rispose, Io era nuovo in questo stato. Finge l’autore che Virgilio dicesse che di nuovo era venuto al limbo, quando Cristo venne a spogliare lo limbo, e vero è che Virgilio era morto poco innanzi che Cristo, perchè morì sotto l’imperio d’Ottaviano Augusto; ma s’elli andò nel limbo, o in altra parte dell’inferno, questo sa Idio: l’autor finge che sia nel limbo. Quando ci vidi venir un Possente. Questo fu Cristo. Con segno di vittoria coronato; cioè coronato come re, con palma che significa vit-