Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/184

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servitudine del tiranno Falare, per nuovo modo, come qui appare. E vidi il buono accoglitor del quale, Dioscoride dico. Qui pone l’autore come vide Dioscoride filosofo, il quale fece il libro delle qualitadi di tutte le cose della natura, e però dice: accoglitor del quale; cioè della qualità delle cose. Dioscoride dico; cioè dico io, Dioscoride esser quello. e vidi Orfeo. Costui, secondo che dice Ovidio Metamorphoseos libro x, et ancora Boezio libro iii De Consolatione, fu sacerdote e citarista; cioè sonatore di strumento di corde, e fu di Tracia. Dicesi che fosse figliuolo di Febo, e di Calliope, che è una delle nove muse, come fu detto di sopra nel secondo canto, e però appare che fosse ancora poeta, e col suono della sua cetera, si dice che rivolgea tutte le cose da sua condizione, che non è altro a dire, se non che con la sua eloquenzia rivolgea li uomini dalli loro costumi, et induceali a quello che voleva. Di questo Orfeo si scrive una bella fizione, il quale andò all’inferno, la quale lascio per brevità: con ciò sia cosa che sia nota tra li letterati. Tullio. Costui fu cittadino di Roma nato d’Arpino, città ch’era presso a Roma, della quale si dice ancora esser nato Valerio Massimo; e fu filosofo morale e maestro d’eloquenzia latina, onde si trova avere fatti molti libri nell’una e nell’altra facultà; e fu fatto consolo di Roma prima che niuno1 nuovo cittadino, e resistette al trattato di Catellina e liberoe la patria da servitudine, come dice Sallustio nel primo libro detto Catellinario, e niente di meno n’ebbe malgrado: imperò che, perch’era della parte di Pompeo, quando Antonio Marco prese la republica dopo Cesare, fu mandato in bando a Gaeta, e come dice Valerio libro v capitolo De Ingratis, fu morto da uno chiamato Popilio Lenate2 che era della Marca, impetrate lettere dal detto Antonio per poterlo uccidere; lo quale Popilio Tullio avea defeso in Roma e campato dalla morte avvocando per lui, sanza che mai Tullio li avesse fatto alcuna offensione, e il capo e la mano diritta di Tullio il detto Popilio portò seco a Roma, per fare fede che l’avesse morto. e Lino. Questo Lino fu sacerdote, teologo, filosofo e poeta, e fu di Tracia, parente d’Orfeo, del quale fa menzione Virgilio nella Bucolica, quando dice: Ut Linus haec illi, divina veste sacerdos. e Seneca morale. Seneca fu filosofo morale, di Spagna per nazione d’una città chiamata Cordòva; e fu zio di Lucano poeta, e fu di continentissima vita intanto, ch’essendo maestro di Nerone imperadore, fu amicissimo di san Paolo apostolo, e scrisse molte epistole a san Paolo, e san Paolo a lui, per li quali santo Girolamo pone Seneca nel catalogo de’ santi; per la qual cosa si potrebbe

  1. C. M.  niuno altro nuovo
  2. Da - che era - fino a - lo quale - si è tolto dal Cod. M.  E.