Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/208

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che non avessono peccato, e che non avessono meritato quella pena: chè della giustizia di Dio ciascuno dee essere contento. E moralmente intendendo di quelli del mondo, e’ bene dice che la sensualità si muove a pietà, quando la ragione li mostra che li uomini famosi e di grande affare, caggiono in sì fatta abominazione, e quasi si smarrisce dalla ragione, non dolendosi della loro pena; ma del loro difetto. Ma allora in tutto si smarrirebbe dalla ragione, se fosse dolente della pena, e perciò disse nel testo quasi smarrito. Seguita l’altra lezione.
     Io cominciai. Questa è la seconda lezione del canto, nella quale tratta l’autore di persone di nuovo tempo, de’ quali non è fama appo li autori, e dividesi questa in sette parti: però che prima la deliberazione e la licenzia piglia da Virgilio di parlare con due che vede andare insieme; nella seconda, come li chiama, avuta la licenzia, quivi: Sì tosto come il vento ec.; nella terza, come quelle due anime chiamate vengono e parlano con Dante: quivi: O animal grazioso ec.; nella quarta, come Dante fu mosso a compassione, quivi: Da ch’io intesi quell'anime offense; nella quinta, come cominciò a parlare della origine del lor peccato, quivi: Poi mi rivolsi; nella sesta pone la risposta loro, quivi: Et ella a me: Nessun ec.; nella settima et ultima pone la sua compassione conchiudendo lo canto, quivi: Mentre che l’uno ec. Divisa adunque la lezione, ora è da vedere la sentenzia litterale.
     Dice adunque così: Poi ch’io Dante, fui ritornato a me cominciai: O poeta; cioè Virgilio, volentieri parlerei a quelli due i quali vanno insieme, i quali paiono sì essere leggieri al vento. Allora Virgilio dandoli la licenzia, dice: Quando saranno più presso a noi1, pregali per quel disio che li mena, et elli verranno a te. E come Dante li vide piegare verso loro, li chiamò dicendo: 0 anime affannate, venite a parlare a noi, s’altri nol niega: et aggiugne una similitudine che vennono, come le colombe chiamate dal desiderio del nido con l’ale alzate e ferme; così vennono per l’aere portate dal volere, della schiera ove era Dido e li altri nominati di sopra, venendo in verso Dante e Virgilio: sì forte fu l’affettuoso chiamare di Dante. E poi che furono giunti incominciò a parlare, dicendo: 0 animale grazioso e benigno, che vai visitando per l’aere scuro, se fosse amico a noi ldio, noi pregheremmo lui della pace tua, da che tu ài pietà del nostro male; ma di quello che vuogli udire e parlare con noi, noi parleremo e udiremo, mentre che il vento ci lascia in posa come fa ora. Et aggiugne nella narrazione come fu nata da Ravenna la quale mostra per circuizione, e pone molte notabili sentenzie

  1. C. M. tu allora li prega