Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/215

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
   [v. 121-138] c o m m e n t o 171

darsi del tempo felice Nella miseria. Reputa questa vita felice la quale non è, benché per rispetto de’ dannati assai si può dire felice: questa è sentenzia di Boezio nel secondo libro della Filosofica Consolazione. E dice l’autore: e ciò sa il tuo Dottore. Questo dice perchè li dannati stanno con quello appetito del peccato col quale morirono, et ancora vorrebbono essere nella vita presente, e starci sempre, e sempre peccare, perchè reputano quella felicità; e quando sono morti si veggono privati di quella, e reputansi per quello miseri oltre alla privazione della gloria. Perchè Virgilio era morto com’ella; cioè Francesca, e ricordavasi della vita mondana che reputava felice, però dice: e ciò sa il tuo Dottore; cioè quel ch’ io ò detto. Due gravissime pene oltre all’ altre ànno li dannati; la prima che si veggono aver perduto il sommo bene, il quale sempre desiderano, e non ànno speranza di mai averlo; la seconda che ellino si veggono aver perduto quello che nel mondo soprapposono et amarono più che il sommo bene. Ma se a conoscer la prima radice Del nostro mal tu ài cotanto affetto. Continua il parlar Francesca, e mostra a Dante: Benché sia dolore a ricordarmi del tempo felice, se tu ài cotanto desiderio di conoscere la prima radice; cioè lo primo motivo del nostro male (qui intende del male che patiscono ora, e di quel che commisono nel mondo, e sostennono; lo quale non possono non volere, perchè sono ostinati) Farò come colui che piange, e dice: cioè, dirò piangendo, non per contrizione del peccato; ma perchè ò perduto quello che reputava felicità; cioè poter peccare, come innanzi alla morte. Noi leggiavamo un giorno per diletto; cioè io Francesca, e Paolo, a nostro sollazzo e diletto. E qui è da notare che le lezioni oscene e disoneste si deono schifare, perchè inducono l’uomo a peccare. Di Lancellotto, come amor lo strinse. Qui è da notare la storia di Lancellotto, e della reina Ginevra i quali s’innamorarono insieme, e per mezzo di messer Galeotto ebbono congiunzione carnale insieme, come dicono i cantari, e perchè è istoria nota la passo, e lasciola alla investigazione de’ leggitori. Soli eravamo. Qui è da notare che donne et uomini non istanno mai bene soli, quantunque vi sia parentado, perchè il parentado cessa lo sospetto, et allora si fanno le cose più a sicurtà; e però aggiugne: e sanza alcun sospetto; altrimente si può intendere che non aveano sospetto d’essere il di’ compresi da alcuno, altrimenti non aveano sospetto l’uno dell’altro di tale amore: chè benché s’amassono, non v’ era sospetto di disordinato amore1, non aveva

  1. C. M. di disordinato amore, cioè l’uno dell’altro; chè benchè ciascun sapesse in se lo disordinato amore, non avea ancora veduto segno niuno, perchè