Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/250

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   206 i n f e r n o    vii. [v. 16-35]

van; li avari e li prodighi, per lo cerchio tetro; cioè nero, del quale è detto di sopra, Da ogni mano; cioè da man ritta e da manca, all'opposito punto; del cerchio che viene incontro all’altro punto, Gridandosi anco loro; cioè l’uno all’altro, ontoso metro 1. Onde ad intendere questo immaginiamo un cerchio tondo, e questo dividiamo in due parti eguali, e da l’un lato; cioè mezzo cerchio, pognamo li prodighi, e dall’altro opposito pognamo li avari, e montino in su li uni contra li altri, e sconterrannosi al mezzo del cerchio, e qui si percuotono insieme, con due contrarie sentenze; cioè che l’avaro dice contra lo prodigo: Tu, perchè dai le cose da tenere? e il prodigo dica contra l’avaro: Tu, perchè tieni le cose da dare? E così riprende l’uno l'altro dicendo: Perchè tieni, e perchè burli? E poi si volge ciascuno a dietro voltando i pesi in giù, che ànno voltati in su, e così si scontrano insieme all’opposito punto di sotto, e percuotonsi con altre due contrarie sentenzie: imperò che l'avaro dice al prodigo: Tu, perchè da’ le cose da tenere? e il prodigo dice all’avaro; Tu perchè tieni le cose da dare? e così si dicono ancor: Perchè tieni, e perchè burli? e così si trovano sempre a queste due giostre. E per questo vuole significare l’autore, che l’avaro dispregia lo prodigo, e lo prodigo l’avaro; e per questo ontoso metro che dall’una parte e dall’altra è spiacevole; per li pesi che voltano, s’intendono l’opere faticose che fanno, come è detto; la forza del petto, significa l’affetto del cuore; le due giostre sono due, e due contrarie sentenzie che si contrariano insieme: imperò che l’avaro tiene le cose da dare, e tiene le cose da non tenere; e lo prodigo dà le cose da tenere, e dà le cose da non dare, e così si discordano in ogni modo insieme; girare e tornare al punto non è altro, che tornare nel suo vizio; il cerchio nero significa l’ignoranzia, e la scurità che induce l’uno vizio all’altro: imperò che se andassono dirittamente al mezzo verrebbono alla virtù, che è dare le cose da dare, e tenere le cose da tenere. Poi si volgea ciascun; cioè di prodighi e delli avari, quand’era giunto, Per lo suo mezzo cerchio, all'altra giostra; come appare in questo cerchio descritto qui di sotto, non che sia fatto per mostrare lo cerchio fatto, e descritto sia il cerchio dell’inferno; ma per mostrare la contrarietà di quattro specie2, che le due sono de’ prodighi, l’altre due sono delli avari; nelli quali sempre l’avaro dice che tiene, e il prodigo che gitta; e così si dispaiono, e l’uno rimprovera all’altro, partendosi l'uno dall'altro in quelli due punti che la linea ritta tutta 3; ma al mezzo del cerchio è il mezzo

  1. C. M. metro; cioè verso dispiacente, del quale è ditto di sopra ; cioè perchè tieni, e perchè burli? Onde
  2. Altrimenti - di quattro sentenzie, che
  3. C. M. ritta tocca; ma il mezzo