Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/28

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xxiv i n t r o d u z i o n e

gazione dei sette peccati mortali e delle loro specie, non dovendosi reputare che l’Acheronte sia fiume separato dalle altre acque infernali, che provengono tutte da una sorgente comune, e appartengono ad un comune ordine di giustizia irrevocabile1. La lettera poi quantunque serva all’allegoria, non potrebbe in ogni sua parte essere interpretata a manifestazione del senso riposto; la quale hà in se medesima la necessità del suo processo continuo, e non deve alcuna volta renderci accorti di altro che della sua attuale e costante presenza. Ciò aveva già notato Sant’Agostino, e dietro a lui l’Allighieri; dopo il quale nè Pietro figliuolo suo, nè gli altri commentatori non potevano chiuder gli occhi alla evidenza di questa regola di ragione2.

Con la duplicità del senso letterale e allegorico diresti che abbiano alcuna convenienza Dante che viaggia pei tre mondi degli spiriti, e chi lo conduce: Dante, che secondo il Buti, è la sensibilità; e Virgilio e Beatrice, che sono la ragione inferiore o pratica, e la ragione superiore, le quali guidano l’uomo sicchè raggiunga il degno suo fine3. Distinguendo sensualità da ragione per modo che dell’una e dell’altra non sia figura uno stesso soggetto o persona, non intese di fare il nostro espositore un’assoluta separazione di cose; imperocchè il senso non ci da la essenza della creatura razionale, cioè l’uomo intiero: e la sensibilità significata da Dante e pensa, e ragiona con Virgilio, e si capacita dei fatti ragionamenti4. Ma il Buti fece stima di alcune proprietà e condizioni fondamentali, e accomodò a queste la sua spiegazione dei simboli; il quale in più luoghi aperta-

  1. Pag. 99, seg.
  2. Dante, De Monarchia III, 4. Pietro di Dante, p. 4 seg. Francesco da Buti in più luoghi.
  3. Pag. 65, seg.
  4. Pag. 85, e 127.