Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/71

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questa prima cantica, la notte sopra il venerdi’ santo. A che si può rispondere, che per lo testo l’autore dimostra che la detta notte riconoscesse il suo errore e non miga dormendo; ma lo smarrimento non pone quando fosse, come apparirà nel canto quindecimo d’Inferno ove dice: Mi smarrii in una valle, Avanti che l’età mia fosse piena. Pur iermattina le volsi le spalle ec. ove vuole che fosse nell’etadi passate; cioè adolescenzia o puerizia, come detto è, che non è nel 35 anno: chè allora fu lo riconoscimento. Che dica che fosse pieno di sonno è fizione poetica, e questo dice per intendere altro, come si dirà quando si sporrà nel testo che elli abbandonò la verace via, a ciò che non s’intenda quand’elli si trovò nella selva; ma quando abbandonò la via vera. Ma poi che fui a piè d’un colle giunto. Qui si dimostra che, perchè le selve scure comunemente sogliono essere nelle valli, e le valli ànno confine con li monti, che1 la speranza li venne di campare di quella selva e d’uscirne libero, perch’elli venne al piè del colle: e questa è fizione litterale; ma incontanente sopra questa parte seguitarà2 la morale. Là dove terminava quella valle, che detta è di sopra selva. Et è da notare che il termine di questa valle si è l’entramento suo, ove è la forca delle due vie, che l’una è sinistra e va nella valle delli vizi, e l’altra è destra e monta in sul monte delle virtù; e per questo è da intendere che tornasse a dietro, come apparirà nel canto quindecimo d’Inferno ove dice: Pur iermattina le volsi le spalle: Questi m’apparve tornand’io in quella ec. Imperò che la via sinistra de’ vizi non à termine, se non nell’entrata: chè chi non torna a dietro va in eterna dannazione; e così la via diritta non à termine, se non all’entrata: chè chi v’entra e non torna a dietro, va in eterna gloria. Che m’avea di paura il cor compunto. Qui dimostra l’autore che la paura propiamente offende il cuore, e però nella paura diventa lo uomo pallido, perchè il sangue torna tutto a soccorrere il cuore. E dice: Guardai in alto, io Dante, e vidi le sue spalle; cioè la sommità del giogo, Vestite già de’ raggi del pianeta; cioè del sole, e per questo si mostra che già era venuto il di’, Che mena dritto altrui per ogni calle. Questo dice, perchè vedendo l’uomo lo sole per ogni via che si trovasse, si dirizzerebbe al luogo, ove volesse andare, e però aggiugne: Allor fu la paura un poco queta; cioè, veduto lo sole, s’acqueta la paura:

  1. Questo che è di soprappiù; ma di tale ripetizione ci forniscono esempi e lo stesso Dante e il Boccaccio ed altri, i quali ne fanno così risovvenire della relazione di certe proposizioni, intramezzate da altre. Vedi Inferno, C. xxvi, v. 23, 24. E.
  2. Così gli antichi terminavano il futuro de’ verbi della prima coniugazione, il quale meglio si distingueva dalle altre due. L’uso à conservato darò, farò, starò ec. E.