Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/824

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780 i n f e r n o

49Natura certo, quando lasciò l’arte
      Di sì fatti animali, assai fe bene,
      Per torre tali esecutori a Marte.1
52E s ella d’elefanti e di balene
      Non si pentè, chi guarda sottilmente,
      Più giusta e più discreta la ne tiene:2
55Che dove l’argomento della mente
      S’aggiugne al mal volere, et à la possa,
      Nessun riparo vi può far la gente.
58La faccia sua mi parea lunga e grossa,
      Come la pina di San Piero a Roma,3
      Et a sua proporzion eran l’altre ossa;
61Sì che la ripa, ch’era perizoma
      Dal mezzo in giù, ne mostrava ben tanto4
      Di sopra, che di giugnere alla chioma
64Tre Frison s’averien dato mal vanto:5
      Però ch’io ne vedea trenta gran palmi
      Dal luogo in giù, dov’uom s’affibbia il manto.
67Raphel may ameth zabi almy,6
      Cominciò a gridar la fiera bocca,
      Cui non si convenia più dolci salmi.
70E il Duca mio ver lui: Anima sciocca,
      Tienti col corno, e con quel ti disfoga,
      Quand’ira o altra passion ti tocca.
73Cercati il collo, e troverai la soga
      Che il tien legato, o anima confusa,
      E vedi lui che il gran petto ti toga.7

  1. v. 51. C. M. torrer
  2. v. 54. C. M. ne la tene:
  3. v. 59. C. M. la pigna
  4. v. 62. C. M. in giù, non mostava
  5. v. 64. C. M. Tre Fregion s’avren dato
  6. v. 67. C. M. bay
  7. v. 75. E vedi lei