Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/842

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798 i n f e r n o   xxxi. [v. 136-141]

l’Asinella, perchè è d’uno casato che si chiamano li Asinelli; come la Garisenda, del casato de’ Garisendi. Chi stesse al piè della torre dal lato ch’ella china, e li nuvoli andassono per l’aere verso l’opposita parte, gli parrebbe che la torre si chinasse giù per cadere a terra; e cosi dice che Anteo, quando si chinava, li parea tale, quale quella torre: sì era grande; e però dice: Qual pare a riguardar la Garisenda; cioè quella torre, Sotto il chinato; cioè dal lato ove ella pende, quando un nuvol vada Sovressa: imperò che per lo moto del nuvolo pare ch’ella si muova, sì, che ella in contro penda; cioè sì, che il nuvol vada in verso l’altra parte, et ella penda incontro l’andamento del nuvolo, che per quello parrà che si chini e che vegna giù; Tal parve Anteo a me; Dante; e fa qui una similitudine, secondo la grandezza, non secondo l’atto, che stava a bada Di vederlo chinare; giuso, poi che fumo presi dalla sua mano, e fu tal’ora Ch’io avrei voluto ir per altra strada: tal paura ebbi.

C. XXXI — v. 142-145. In questo ternario et uno verso dimostra Dante come furono posati nel fondo da Anteo, dicendo: Ma lievemente: io avea paura, Ma; Anteo, lievemente ci posò al fondo, che divora Lucifero con Giuda; li quali sono nel fondo al centro, come si mosterrà nell’altro canto esser ragionevole, Nè sì chinato lì fece dimora; cioè nel fondo Anteo, E come albero in nave si levò; cioè si levò grande, come si leva grande l’albero della nave, e con gravezza. E qui finisce lo xxxi canto.

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