Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/85

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Roma adorava l’idoli a quel tempo. Poeta fui. Qui manifesta lo suo esercizio, che fu nell’arte della poesia; e cantai di quel giusto Figliuol d’Anchise, che venne da Troia. Per questo manifesta la materia del suo poema, in quanto dice che cantò; cioè scrisse di quel giusto figliuolo d’Anchise, che venne in Italia da Troia; cioè d’una contrada, che si chiamò Troia, posta nelle parti dell’Asia vicina all’Europa. Poi che il superbo Ilion fu combusto; cioè poi che fu arsa la sua città nella quale elli era grande principe; cioè della stirpe reale la quale si chiamò Ilion. E dice superbo, cioè nobile: però che fu nobilissima città, combusto; cioè arso: però che i Greci arsono la detta città per vendetta del rapimento d’Elena, che fu moglie del re Menelao re de’ Lacedemoni di Grecia, tolta da Paris figliuolo del re Priamo re d’Ilion di Troia. La istoria è tanto nota e per Omero poeta, che la scrisse, e simile Virgilio; che perciò la lascio. E per questo si manifesta che elli era Virgilio: però che Virgilio fu poeta che fece lo libro della destruzione di Troia e dell’avvenimento d’Enea in Italia, e per questo Dante lo riconosce. Questo Virgilio fu d’una città di Lombardia, che si chiama Mantova, figliuolo d’uno cittadino della detta città ch’ebbe nome Figulo e d’una donna ch’ebbe nome Maia, d’una villa di Mantova che si chiama Pietola, secondo che testifica Dante medesimo, capitolo quivi, ove dice: E quell’ombra gentil, per cui si noma Pietola più che villa Mantovana ec. E fu uomo di grandissimo ingegno, e valse più che alcun altro latino1 nell’arte della poesia; perchè li Mantovani furono spoliati delle loro possessioni da’ Romani, per lo mancamento2 delle possessioni de’ Cremonesi che non bastavano alla divisione, Virgilio fu spogliato de’ suoi beni. E perciò se ne venne a Roma, et, acquistata la grazia di Mecenate, ch’era grandissimo appo lo imperadore Augusto, venne in grazia dello imperadore, e per mezzo di lui racquistò le sue possessioni; et ebbe provisione dall’imperadore, et allora per venire più in grazia dell’imperadore, composti prima altri libri, compose quel libro, che si chiama Virgilio, et altri lo chiamano Eneida, perchè quivi si tratta della destruzione di Troia, e dello avvenimento d’Enea in Italia. Del quale Enea discese Giulio Ascanio, lo quale edificò Alba, e di lui discesero Romolo e Remo edificatori di Roma; da’ quali trasse origine Giulio Cesare primo imperadore, della figliuola3 della sirocchia della quale, nato era Ottaviano Augusto, il quale succedette a lui nell’imperio; nel quale libro fu la intenzione di Virgilio

  1. C. M.  che niuno uomo tra’ latini.
  2. C. M.  per lo difetto.
  3. C. M.  filliuola che ebbe nome Accia, della suore del quale che ebbe nome Giulia nato era.