Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/87

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
   [v. 79-90] c o m m e n t o 43

significa ardire: et a calarla significa paura, e vergogna non è altro che paura di vituperazione. Or se’ tu quel Virgilio, e quella fonte, Che spandi di parlar sì largo fiume? Addomanda Dante maravigliandosi, e vergognandosi, come detto è: Or se’ tu quel Virgilio e quella fonte, che spandi sì largo fiume di parlar latino: perciò che veramente Virgilio si può dire fonte d’eloquenzia latina, e l’opera sua; cioè l’Eneida, si può ben dire fiume. E poi che à mostrato che l’abbia riconosciuto, facendoli festa, dice: O delli altri poeti onore e lume. Veramente Virgilio si può dire onore delli altri poeti latini: però che per lui sono venuti in pregio; e lume si può dire, perchè tutti ànno preso da lui nell’arte della poesi. Vagliami il lungo studio e il grande amore, Che m’àn fatto cercar lo tuo volume. Qui, acquistando benivolenzia da Virgilio, lo priega che li sia in aiuto, dicendo e pregandolo che li vaglia lo lungo studio e lo grande amore, che fatto gli à cercar lo suo volume; cioè la Eneida: imperò che quella eccede tutti li altri. E per questo mostra Dante che lungo tempo studiasse in essa e grande amore portasse ad essa: e, perchè dice vagliami, vuole pregarlo che li sia in aiuto; ma dicelo generalmente, e di sotto lo dirà più specificatamente. Et aggiugne: Tu se’ lo mio maestro, e il mio autore. Ancora in questo acquista la sua benivolenzia dicendo ch’egli è lo suo maestro e lo suo autore. Tra maestro et autore è questa differenzia che il maestro è colui che insegna solamente l’arte; ma l’autore è colui che l’arte con l’opera dimostra, a cui si dà fede nella sua opera; e però dice che Virgilio gli è non solamente maestro che li abbia insegnata l’arte della poesia; ma ancora l’autore; cioè approvatore della sua poesia con la sua opera. Tu se’ solo colui, da cui io tolsi Lo bello stilo che m’à fatto onore. Sopra questa parte è da notare che stilo non è altro, che modo di dire, lo quale si distingue in tre specie; cioè alto, mezzano et infimo. Alto è dove si tratta delle grandi cose e grandi persone, e le parole sono alte, et il modo del dire e le sentenzie. Mezzano è dove si tratta delle cose e persone mezzane, e le parole e il modo del dire e le sentenzie tengono la via del mezzo, che non sono nè alte, nè infime. Infimo è dove si tratta di cose e persone vili, e le parole e sentenzie sono vili, e similmente il modo del dire. Ma queste specie ànno sopra sè altre specie: imperò che ogni stilo o è poetico o è istoriografo; et in ciascuno di questi sono suoi gradi: imperò che de’ poetici l’uno vantaggia l’altro, e così delli istoriografi; et in ciascuno di questi gradi possono essere i detti tre stili. Et ancora è da notare che il poetico stile avanza lo storiografo: imperò che lo storiografo dice la verità nuda, onde solamente diletta o solamente ammaestra; ma il poetico sotto figure e fizioni comprende la verità sì, che insieme diletta et ammaestra; e questo così fatto