Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/882

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838 i n f e r n o   xxxiii. [v. 109-120]

che l’avesse perduto al tutto, ch’altrimenti contradirebbe a sè medesimo; o vogliamo intendere che al tutto l’avesse perduto, e però fa l’avversazione, per mostrare che quel vento è sopra natura: imperò che, benché avesse perduto allora ciascuno sentimento; pur sentì il vento, e non volle dire ancora che avessi perduti li sentimenti particulari, come è il vedere e l’udire ec.; ma il senso comune, Già mi parea sentire alquanto vento; benché per lo freddo si fosse cessato il senso comune, Perch’io; cioè Dante, Maestro mio; diss’io a Virgilio: questo chi move; cioè questo vento? Non è qua già ogni vapore spento? Quasi dica: Lo vento si genera di vapore che si genera e lieva della terra; non n’è quaggiù, in questo centro, ogni vapore spento? E però questo vento unde viene, dice Dante a Virgilio? Ond’elli; cioè Virgilio, a me; Dante disse: Avaccio sarai dove Di ciò ti farà l’occhio la risposta; cioè tu vedrai la cagion di questo vento; e però dice: Veggendo la cagion che il fiato piove; questo vento finge l’autore, come apparirà di sotto, che venga da due alie che continuamente batte lo Lucifero; e quivi porrò la sua allegoria.

C. XXXIII — v. 109-120. In questi quattro ternari l’autor nostro finge che uno di quelli fitti nella ghiaccia, ch’avea di sopra fatto crosta, gridò a loro, domandando alcuna cosa facessono; e come Dante gli rispuose, e quello ne seguì; e però dice: Et un de’ tristi della fredda crosta; cioè uno di quelli, ch’era in quella fredda ghiaccia 1, Gridò a noi; cioè a me Dante et a Virgilio: O anime crudeli; questo dice per due respetti; l’uno, perchè credea che per simile peccato che lui 2, elli fossono dannati quivi, et elli v’erano per tradimento, così di loro credea, et ogui traditore è crudele; o vero, perchè non lo sovveniano, li chiama crudeli, Tanto che data v’è l’ultima posta; cioè infino a tanto, che voi siete allogati nel luogo dove sarete posti, che mai non sarete posti altrove; cioè in questo mezzo, Levatemi dal viso i duri veli; cioè le lagrime congelate in su la fossa delli occhi: potrebbe altri dubitare: Elli, perchè non se le levava? Perchè non potea: imperò che tutti per la freddura finge che sieno delle mani e de’ piedi inabili. Sì che io sfoghi il duol che il cor m’impregna; cioè m’enfia il cuore, Un poco in pria, che il pianto si raggieli; cioè ch’io pianga un poco inanzi, che il freddo agghiacci le lagrime e chiuda la via all’altre. Per ch’io; cioè Dante, a lui; dissi: Se vuoi ch’io ti sovvegna, Dimmi chi se’; e, s’io non ti disbrigo, Al fondo della ghiaccia ir mi convegna; pone qui Dante come fece esecrazione di quello ch’elli avea in proponimento; cioè d’andare infino giù al fondo della ghiaccia; e finge di dirlo come selli fosse di quelli dannati, per ingannarlo e

  1. C. M. ghiaccia, che avea di sopra fatto grosta, Gridò
  2. C. M. peccato ch’elli fusseno dannate