Pagina:Commedia - Inferno (Imola).djvu/27

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DI BENVENUTO RAMBALDf XV E se dal Petrarca e Boccaccio, che valgono essi soli il giudizio di tutti gli altri, era salutato primo erudito e filosofo del suo secolo, qual maraviglia se il Commento della Divina Commedia sia pieno di storie, di filosofìa, di mitologia non solo antiche, ma di studi, di biografie, di costumi, e credenze de’ tempi suoi? Anche rispetto alla lingua volgare attese a mostrarne la grazia, la proprietà, la eleganza, ed il colore, doti nelle quali nessuno arriva l’Allighieri. Palesa l’artifizio poetico, la novità de’ pensieri, dei modi di dire, dei trovati, dei partiti, delle pitture di atteggiamento, del risalto alle più minute particolarità di natura, che formano gli attributi del sommo e del genio. Ma Dante aveva palesato l’animo d’interpretarsi da sé, e nel Convito scriveva così — ^on in lìngua latina perchè non sarebbe serva conoscente né obbediente di un poema in volgare. — Pure non si può far colpa a Benvenuto di avere scritto il Commento in lingua latina, imperocché l’Allighieri compose il gran poema di parole illustri tolte da molti dialetti d’Italia e fuori d’Italia, e nel libro della locuzione condannò coloro, che avessero usato di un dialetto soltanto. La lingua volgare (siami permesso il dirlo) se non esclusivamente e primamente, veniva per altro in gran parte ordinata e fondata dalla Divina Commedia: ma era conosciuta meno