Pagina:Commedia - Inferno (Tommaseo).djvu/52

Da Wikisource.


XLIV ANCORA DELL'AMORE DI DANT E. nide; i tiranni dall'altra o impunemente audaci o infruttuo- samente puniti. Scorrerò brevemente e i colpevoli successi loro, e le colpe sventurate de' popoli. Guglielmo, marchese di Monferrato, incorreva nel Nova- rese e in quel di Milano e in quel di Piacenza. Senonchè in Alessandria, da precipitata sommossa de' cittadini sopraf- fatto, egli è preso e chiuso in gabbia di ferro; quivi freme per ben diciassette mesi; quivi lo coglie, preceduta certo dai rimorsi della vergogna, e forse dal pentimento, la morte. Perchè la gabbia di ferro era nel medio evo la scure, e lo scoglio di Sant' Elena preparato ai principi soggiogati. E i popoli d'allora, nella forza propria e nella costanza del pro- prio volere sicuri, temevano il dominio, non il nome del- l'uomo; contenti di togliergli ogni strumento di nuocere. Barbara, chi lo nega?, era quella gabbia di ferro: men bar- bara forse de' moderni spedienti, e certo men vile. Intanto dunque che Dante Alighieri piangeva sulla tomba della leggiadra donna fiorentina, fremeva in gabbia il reo Gu- glielmo: e giova collocarsi dinnanzi alla mente cosiffatti contrapposti, perchè in essi è il mistero e la poesia della vita. • Il giovane figliuolo di Guglielmo fuggiva intanto in Pro- venza a invocaì'e il soccorso straniero; antica e sempre fu- nesta speranza degli italiani signori. Intanto i Beccaria s'impadronivano della pavese libertà; e un Visconti si fa- ceva per cinque anni capitano, cioè signore, di Vercelli; e Obizzo da Este, signore di Modena e di Ferrara, dai di- scordanti cittadini di Reggio, in ciò solo concordi, era eletto signore: e signore perpetuo di Piacenza sorgeva fra i tu- multi civici Alberto Scotto; e signore di Pisa per tre anni il conte Guido di Montefeltro, il dannato da Dante; onde il Papa scomunica e gli eleggenti e l'eletto. E intanto che questo Nicolò IV fulminava la città toscana a; dominio suo non soggetta per aver voluto ubbidire a quella volpe astu- tissima, egli, il Papa ubbidiva ai Colonna, e i Colonna di molti favori privilegi;\va, e un di loro, su cocchio trionfale condotto per le vie di Roma, era onorato col titolo impe- riale di Cesare; onde dai Romani, alia satira da gran tem- po usi, fu dipinto il Papa rinchiuso in una colonna, con sola fuori la te^ta mitrata e due colonne dinnanzi. Un Co- lonna frattanto era marchese d' cincona, un Colonna conte della Romagna; e ambedue a loro posta le cose romagnuo- le volgevano s'immisi^hiavano ne' negozii di Cesena, di Ri- mini, d'Imola, di Forlì; mandavano un Malatesta a confi- no: né la cosa aveva termine se i Ravennati, levati a ru- more, non imprigionavano questo franco negoziatore di ne- gozii non suoi. Malatesta tornava signore di Rimini ; i Man-