Pagina:Commedia - Inferno (Tommaseo).djvu/55

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LH RIME. XLVII freddi ; impotenti all' operare , orgogliosi del dubbio. L' a- more di patria è spesso passione, nutrita più d'odio che di benevolenza, più di parole vane che di meditati pensieri , più di stolta e imitatrice credulità, che di quella fede che crea le alte cose, e fa puro, soave, efficace il martirio. La religione, da ultimo, in taluni rifugge dagli studi come da peccato; dall'amore di patria come da peccato; da ogni af- fetto e cura delle cose sensibili come da peccato; e di più gravi peccati si fa colpevole intanto, che tutti sanno, e ch'io non vo' qui numerare. Le quattro forze in Dante an- davano con vincoli possenti congiunte : e però Dante era uomo. Tutte e quattro son forze: il titolo di cittadino, d'a- mante, di letterato, e di cristiano. Chi d' uno si contenta o di due, sarà debole od infelice; a lui più difficili che non chieda la natura delle cose^ saranno a adempire i doveri suoi, a lui troppo cocenti sopravverranno i dolori; i pia- ceri stessi a lui intollerabili come solletico che, prolungato, si fa tedio e spasimo e morte. E sotto il nome d' amore non comprendo io tanto l'ahiore di donna, quanto lo Jt-tudio e la gioia d'ogni cosa bella, sia di bellezza visibile, sia d* in- visibile; sia di bellezza ovvia, sia di sublime e profonda. D'ogni bellezza era Dante innamorato cultore. « In quel giorno nel quale si compieva 1' anno che questa donna era fatta delle cittadine di vita eterna, io mi sedeva in parte nella quale, ricordandomi di lei, io disegnava un angelo so- pra certe tavolette. E mentr'io il disegnavo, volsi gli occhi, e vidi lungo me uomini alli quali si conveniva di fare onore. E riguardarono quello che io faceva; e secondo che mi fu detto poi, eh' erano stati già alquanto anzi eh' io me ne accorgessi. Quando li vidi, mi levai , e salutato loro, dissi : Altri era testé meco, e perciò pensava. » Questo esser còlto da uomini degni d' onore nell' atto del disegnare un angelo e del pensare a una donna, rammenta la narrazione di quell' altro Fiorentino bizzarro , dantesco ingegno, se non per la varietà e la potenza, per la schiet- tezza e per gl'impeti, Benvenuto Cellini. La qual nar- razione non vi dispiaccia ascoltare. « In questo tempo io andava a disegnare quando in cappella di Michelangelo, o quando alla casa di Agostino Chigi sanese, nella qual casa erano molte opere bellissime di pittura, di mano dell' ec- cellentissimo Raffaello d' Urbino. Avevano molta boria quando vedevano de' giovani miei pari che andavano ad imparare dentro alla casa loro. La moglie di messerGismondo Chigi, vedutomi sovente in questa sua casa (questa donna era gentile al possibile, e oltre modo bella), accostandosi un giorno a me, guardando li miei disegni , mi domandò b' io era pittore o scultore : allorquando io dissi eh' io era ore-