Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/288

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19Deh mette al mio voler tosto compenso,
     Beato spirito, dissi, e fàmi pruova1
     Che possa in te rifletter quel, ch’io penso.
22Unde la luce, che m’era ancor nova,
     Del suo profondo, ond’ella pria cantava,
     Seguette, com’a cui di ben far giova:
25In quella parte della Terra prava
     Italica, che siede tra Rialto,2
     E le fontane di Brenta e di Pava,3
28Si leva un colle, e non surge molto alto,
     Là unde scese già una facella,
     Che fece a la contrada grande assalto.4
31D’una radice nacqui et io e ella:
     Cunisia fui chiamata, e qui rifulgo,5
     Perchè mi vinse il lume d’està stella.6
34Ma lietamente a me medesma indulgo
     La cagion di mia sorte, e non mi noia,
     Che parria forsi forte al vostro vulgo.
37Di questa luculenta e cara gioia
     Del nostro Cielo, che più m’è propinqua,
     Grande fama rimase, e, pria che muoia,
{R+|40|1}}Questo centesimo anno ancor s'incinqua;7
     Vedi se far si dè l’omo eccellente,8
     Sì ch’altra vita la prima relinqua:
43E ciò non pensa la turba presente,
     Che Talliamento et Adice richiude,
     Nè per esser battuta ancor si pente.

  1. v. 20. C. A. fammi prova
  2. v. 26. C. A. siede intra
  3. v. 27. C. A. Piava,
  4. v. 30. C. A. alle contrade un
  5. v. 32. C. A. Cunizza
  6. v. 33. C. A. Perchè in me vinse
  7. v. 40. C. A. anno ch’or s’incinqua;
  8. v. 41. C. A. Se fare dee l’uomo