Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/182

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   172 p u r g a t o r i o

130Uso e natura sì la privilegia,
     Che, perchè capo reo lo mondo torca,1
     Solo va ritta, e il mal cammin dispregia.
133Et elli: Or va, che il Sol non si ricorca
     Sette volte nel letto, che il Montone
     Con tutti quattro piè cuopre et inforca,
136Che cotesta cortese opinione
     Ti fie chiavata in mezzo de la testa
     Con maggior chiovi che d’altrui sermone,
139Se corso di giudicio non s’arresta.2

  1. v. 131. C. A. il capo
  2. v. 139. Giusta quello che osserva il Gioberti nella Protologia, presso i nostri Classici l’uso o costume si contrappone alla natura. La natura è la potenza; l’usanza è l’atto moltiplicato, e diventato abituale, come essa potenza. E.

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C O M M E N T O


Era già l’ora cc. Questo è lo canto ottavo nel quale l’autore 1 segue ancora la suprascritta materia, trattando de li stati negligenti a la penitenzia per le signorie temporali; e dividesi questo canto in due parti: imperò che prima l’autore descrive lo tempo e lo canto dell’anime di quello luogo, e l’avvenimento di due angiuli; e come ne cognove alcuna, e parlò con loro. Ne la seconda fìnge l’avvenimento d’uno serpente e lo combattimento delli angiuli con lui, e lo parlamento che ebbe con uno dei marchesi Malaspina, quive: Li occhi miei ghiotti ec. La prima si divide in cinque parti: imperò che prima descrive lo tempo, e finge lo canto che feceno l’anime del ditto luogo; ne la seconda finge l’avvenimento di due angiuli c descriveli come erano fatti, quive: Aguzza ben, Lettor, ec.; ne la tersa finge quel che feceno quelli due angiuli, e che Sordello li dicesse unde venivano e perchè, e quel che elli fe, quive: L’un poco ec.; ne la quarta finge come Sordello li guidò giuso tra l’anime, e come ne ricognove alcuna, quive: Sordello allora: ec.; ne la quinta finge come venne a parlamento con uno di quelli signori, quive: E come

  1. C. M. l’autore finge