Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/183

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   [v. 1-18] c o m m e n t o 173

fu la mia ec. Divisa la lezione, ora è da vedere lo testo co la esponizione litterale, e co le allegorie o vero moralitadi.

C. VIII. — v. 1-18. In questi sei ternari lo nostro autore descrive lo tempo lo quale finge che fusse, quando una di quelle anime che erano ne la valle dei signori temporali, finge che si levasse a cantare l’inno che si dice a Compieta, dicendo così: Era già l’ora; quando Sordello ci mostrava quelli signori, de’ quali fu ditto di sopra, che volge il disio; cioè lo desiderio, Dei naviganti: li marinai e marcatanti che vanno per mare, quando montano la mattina in sul navilio desiderano d’andare oltra a suo cammino tostamente; ma quando viene la sera in sul tramontare del Sole si muta lo desiderio, arrieordandosi de le loro famillie e dei loro amici coi quali si sono trovati la sera dinansi ne le case loro, e vorrebbensi trovare con loro, e intenerisce il core; cioè ànno teneressa nel cuore, e dolliansi d’essersi partiti, Lo di’ che àn ditto ai dolci amici: Addio; cioè che si sono accummiatati da le famillie e da li amici, dicendo: Addio, che s’intende: A Dio t’accomando o ti lasso. E notevilmente dice ai dolci amici: imperò che niuna cosa è tanto dolce a l’animo quanto l’amicizia: questa teneressa viene loro pur lo di’ che sono montati in navilio; ma poi per l’usansa indura loro lo cuore e non ànno più tale stato 1; e per questo modo à descritto che era sera. E che lo novo peregrin; anco descrive questo tempo per un altro modo; cioè era l’ora, che; cioè la quale, lo novo peregrin; cioè colui che novamente è indutto in peregrinaggio; cioè pur lo di’ medesimo, d’amore Punge; cioè li dà puntura d’amore facendoli venire ascaro 2 de la città sua, de la casa, de la famillia c de li amici, se ode squilla; cioè campana piccula, di lontano; cioè da lunge, Che; cioè la quale campana, paia il giorno pianger; cioè che paia col suono suo dolersi e lamentarsi del giorno, che viene meno; e però dice: che si more; cioè che viene meno: la sera e la notte fanno le campane più chiuso sono 3 che ’l di’, perchè l’aire è tenebroso; e lo di’ fanno chiaro per la chiaressa dell’aire. Quand’io; cioè io Dante, incominciai a render vano L’udir; cioè incominciai ad avvedermi che quelle anime stavano chete: imperò che aveano finita l’orazione che finse di sopra ch’elle dicesseno; cioè Salve Regina ec.— , ed a mirar; cioè incominciai a poner mente, una dell’alme; cioè di quelle anime ch’erano ne la valle, Surta; cioè levata suso in piè: imperò che àe finto che stesseno a sedere tutte prima, che l’ascoltar chiedea con mano; cioè la quale facea cenno co la mano che ogni uno stesse cheto, et ascol-

  1. C. M. tale ascaro; e per questo modo à descritto lo tempo che era sera.
  2. Ascaro vale forse dolore, fastidio, noia, e potrebbe derivare da ἀσχαλάω; dolersi, rattristarsi. E.
  3. C. M. suono