Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/27

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parla qui secondo le finzioni poetiche, che fingeno che nel reggimento di Saturno fusse l’età dell’oro, e che s’osservasseno allora le 4 virtù cardinali e l’altre 3 comprenderanno sotto queste, come mostra Ovidio nel primo Metamorfosi; o volliamo dire ch’elli finge, benché vi siano anco le 3 teologiche come apparrà nel canto viii; ma finge che le 4 stelle si veggano la mattina e le 3 la sera, a denotare che prima funno mostrate all’omo le 4 virtù e poi le 3 virtù. E finge che, mentre che stava in tale considerazione, vidde Catone romano presso da sè, lo quale finge che stia a guardia de la piaggia de la detta isola, e per solicitatore dell’anime che vadano a purgarsi. E questo finge per mostrare che, pensando de li omini del mondo quale potesse mettere in quello luogo a sì fatto officio, lo quale mondo vedea privato de le virtù universalmente, li occorse Catone romano, uticense, nipote; cioè discendente del grande Catone, detto Catone censorio, perchè fu iudicatore dei costumi, e così lo nipote fu reprenditore de’ vizi e confortatore a le virtù, come testificano li autori; et uccise sè medesimo in Utica, vedendo perduta la libertà di Roma, e la speranza di racquistarla, e fu marito di Marzia; e di ciò fu detto sufficientemente a la materia nella prima cantica. E però seguita: Viddi presso da me; io Dante, un vecchio solo; cioè Catone sopradetto, e dice solo; perchè nolliene1 occorsero più degni di tale officio, Degno di tanta reverenzia in vista; questo dice, perchè Catone venne omo molto degno di reverenzia, e per la sua virtù era riverito da tutti i Romani; unde recita Valerio, lib. 2. cap. 5. De maiestate, che facendosi lo giuoco della dia Flora, nel quale si faceano disonesti atti, pervenendo Catone nel teatro dove si facea, fue2 interrutto lo giuoco per reverenzia di lui, e non si fe niuno atto infin che non fu partito. Che più; cioè reverenzia, non dè a padre alcun filliuolo. E qui si nota quanta sia la riverenzia che dè lo filliuolo al padre; cioè la maggiore che sia di po' Dio; e descrive com’era fatto dicendo: Lunga la barba; che è segno di onestà, e di pel bianco mista; cioè canuta, a che si dè onore, secondo l’autorità: Honora canos— , Portava; lo detto Catone, a’ suoi capelli similliante; cioè canuta, come li capelli del capo, De’ quai; cioè capelli, cadeva al petto doppia lista; cioè due nellie3, l’una dall’uno lato e l’altra dall’altro. Li raggi de le quattro luci sante; cioè di quelle 4 stelle, che significano le virtù cardinali, Fregiavan sì la sua faccia di lume; secondo l’allegoria s’intende la sua fama, benchè il testo dica del volto, Ch’io; cioè Dante, ’l vedea, come il Sol fosse davante; cioè benchè fusse di notte, lo vedea come se fusse di

  1. Nolliene; in cambio di non liene per una certa liscezza di lingua. E.
  2. C. M. fu interrupto lo giuoco per riverenzia
  3. C.M. due liste, l’una
Purg. T. II. 2